2012


Riccardo Mannelli: Nicaragua
di Sabina Ghinassi

Pubbliacato su Komikazen 8° Festival Internazionale del fumetto di realtà, edito da GIUDA edizioni, 2012


Nel 1984 il fumetto, tranne rarissime eccezioni, non amava confrontarsi troppo con la realtà, neanche quello d’autore. C’erano straordinarie graphic novel, meravigliose escursioni nella surrealtà, nella fantascienza, nel delirio solipsistico generazionale e una varietà incredibile di magazines dedicati al fumetto, ma il reportage a fumetti era un territorio inesplorato. La natura dei comics, misteriosamente, sembrava lontana dalla vocazione di carnet de voyage, di mappatura figurativa di esplorazioni di eventi legati alla realtà più stretta e attuale e raccontati, esattamente come dentro un reportage dell’Agenzia Magnum. Sembrava quasi che la realtà, le storie e gli eroi politici avessero bisogno di un necessario periodo di decantazione, di una vera o presunta storicizzazione, di essere diventati romanzo o racconto per essere raccontati graficamente. Che avessero bisogno in qualche modo di un alibi. Riccardo Mannelli realizza il suo Nicaragua proprio nel 1984, nel momento di massima espansione del decennio più edonista del XX secolo occidentale: è quindi molto coraggioso. La prefazione, bellissima, gliela scrive Saverio Tutino, il profeta dell’autobiografia, che in quelle immagini profonde e puntuali ritrova l’idea di una terra contrastata, viscerale: un ponte tra Nord e Sud del mondo con gli orizzonti solcati da vulcani, luogo d’incontro di culture diverse, indi, bianchi, neri. Mannelli in questo libro racconta le sue cartoline dal Nicaragua, lo fa con un gesto grafico veloce e a un tempo profondo, tenero ed empatico. Non perde l’abitudine ad affondare nelle cose del mondo, a quella perfezione crudele e puntuale che lo rende uno dei più grandi disegnatori italiani; mette in gioco anche il suo sguardo attonito, la sua fascinazione, il suo stupore. Si mette in gioco, insomma, in prima persona, e, con i suoi limiti e le sue fragilità, disegna un diario di viaggio che diventa la cronaca di un suo pezzo di vita dentro la vita di altri. Racconta la sua personale esperienza all’interno della Rivoluzione Sandinista, una rivoluzione unica e utopistica, differente – oggi lo possiamo dire con forza ancora maggiore – da tutte le altre. Il Nicaragua è una terra bella e sfortunata perché è troppo importante; è la cerniera tra le due Americhe ed è l’unico stato al mondo che è stato invaso circa dodici volte dagli Stati Uniti. Di una prima resistenza antistatunitense fu promotore Augusto Cesar Sandino che nel ’33, grazie ad un esercito di volontari provenienti dall’intera America Latina, costrinse l’America roosveltiana a ritirarsi dopo anni di sfinente guerriglia nella giungla tropicale. Sandino, protagonista del primo momento del sogno utopistico nicaraguense, fu assassinato soltanto un anno dopo dai sicari di Anastasio Somoza, capo della Guardia Nacional, futuro dittatore del paese per più di un ventennio. A Somoza padre, ucciso in un attentato nel 1956, successe il figlio Luis, sempre appoggiato dagli Stati Uniti, e nel ’72 l’altro figlio, Anastasio. Nel 1961 dalla resistenza nacque il Fronte Sandinista di Liberazione nazionale, capeggiato da Daniel Ortega che, nel 1979, riuscì finalmente ad assumere il potere. Mannelli registrò le sue impressioni cinque anni dopo quel momento, mentre il governo sandinista cercava di trasformare il Nicaragua schiacciato da anni di dittatura e politica neo coloniale. Si partì dalla riforma agraria, dalla lotta all’analfabetismo, dallo sviluppo di una sanità pubblica, da nuove forme di corporativismo associativo. Ma tutto ciò non piacque all’America e il tentativo di Ortega, guardato con speranza dalle sinistre di tutto il mondo, venne minato dall’embargo degli USA e dai Narcos, gruppi armati di estrema destra sovvenzionati e coordinati dalla Cia. I Narcos obbligarono il governo sandinista a impegnarsi quasi esclusivamente sul fronte militare, tralasciando di conseguenza gli altri settori del paese. Furono anni sanguinosi e alle elezioni del 1990 il paese, ormai giunto al collasso economico, scelse come presidente Violeta Barrios, vedova di un esponente somozista e promotrice di un populismo sostenuto dagli Stati Uniti. Ortega riconobbe la sconfitta ma, sedici anni dopo, vinse nuovamente le elezioni in un paese che, come soglia di povertà (il 48%) superava persino Haiti. Ora il Nicaragua, con fatica, sta riemergendo nel panorama politico internazionale grazie ad una serie di scelte illuminanti in tema di ambiente, di agricoltura, lotta alla povertà, alfabetizzazione, sanità, con alcune pesanti cadute in tema di diritti civili ( la legge sull’aborto è una delle più repressive del mondo) e di concessioni alla parte di Chiesa cattolica filo somozista. Il tempo ha quindi in parte anestetizzato la rivoluzione. E proprio per questo è interessante rivedere immagini che fermano quell’epos dolente con tenerezza, ne catturano i paesaggi lussureggianti, la bellezza struggente, disegnano i frames di una natura che, alla fine, in Nicaragua resta sempre l’unica padrona assoluta: può trasformare in inferno di lave vulcaniche ciò che un momento prima era un paradiso e insinuare la fatalità e il senso di attesa costante alla vita di ogni persona. Ma può anche trasmettere una straordinaria voglia di lottare e di riemergere, il senso del sacrificio, la speranza, la volontà di riuscire a trovare una strada veramente alternativa alle altre, riuscendo a percorrerla un po’ alla volta, magari cadendo, ma rialzandosi sempre.


Riccardo Mannelli
Riccardo Mannelli

 

 

KOMIKAZEN, 8° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FUMETTO DI REALTÀ

 

Collana: fuori collana, Formato: 15×21, Pagine: 86, Prezzo: 8 euro, ISBN: 9788897980063
Per acquistare il catalogo: GIUDA edizioni


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