Un allestimento che cambia a seconda dello spazio, composto da
disegni, dipinti, particolari di fotografie, una maglia fatta
ai ferri, alcuni chiodi a muro, che si mescolano ad altri elementi
base del lavoro artistico, i mezzi del mestiere - matita, gomma
da cancellare: in "Preview", presentata la prima volta
nel 1999, c'è tutto il mondo di Anna Visani, un mondo fatto
di continui rimandi alla propria vita e biografia. Poco importa
comunque che le immagini disegnate o ricamate su foglio provengano
quasi regolarmente dall'album di famiglia, e poco importa che
alcune immagini - la copertina di una vecchia rivista di lavori
a maglia, ad esempio - facciano sempre parte di quel patrimonio
di oggetti che rimandano alla propria dimensione immaginativo-domestica.
Per l'artista è un lento ma quasi inconsapevole gesto di
ritessere la propria memoria, facendo sì che spesso - quasi
sempre - le immagini si liberino da sole.
Ecco il motivo per cui nei suoi lavori compaiono oggetti e disegni
apparentemente incongrui - una sagoma dell'Italia, un coniglio,
decorazioni astratte che solo all'atto finale "sembrano rassomigliare
a" ... - ma che hanno in comune il fatto di appartenere ad
una zona d'ombra della propria interiorità. Lo stesso procedimento
di portare alla luce avviene per i disegni al tratto o a carta
carbone che ricalcano fotografie, o per i lavori eseguiti con
chiodi a muro che ripercorrendo il contorno delle figure - sempre
tratte da una foto - restituiscono di nuovo un'immagine (un po'
evanescente, sempre "diversa" da quella dell'originale).

E' un procedimento che interviene con la stessa leggerezza degli
atti di memoria: rischiarare quelle zone d'ombra è un atto
da compiersi con delicatezza. Nel prendere corpo su una parete
o su un pavimento, le immagini presentate dall'artista mantengono
un'aura di vaghezza e indeterminazione: solo così, private
di un troppo sentito autobiografismo, possono veramente appartenere
a tutti; solo in questo modo, ordinato ma irrelato, possono suggerire
confronti con i ricordi personali di chiunque guardi.
Lavorare con lo spazio in cui si opera, e trasformare, appropriarsi
degli oggetti che vi sono abbandonati - è una caratteristica
di altri allestimenti: anche qui si tratta di togliere quell'aspetto
impersonale, o semplicemente abbandonato, di alcuni luoghi grazie
alla propria potenza immaginativa. Per riappropriarsene basta
rimodellare spazio e oggetti, aggiungere qualche immagine del
proprio bagaglio, disporre alcuni cuscini al centro della stanza,
spostare una sedia o cucire una coloratissima coperta, magari
eseguita con pezze di stoffa ritrovate sul posto. Tutto il mondo
diventa così il frutto del proprio mondo interiore, tutto
il mondo - anche quello esterno - può in questo modo diventare
ancora casa.