R.A.M. Mostre di Artisti Ravennati 2002
Black out my love
quatto microinterpretazioni musicali di Francesca Proia
di Silvia Rampelli


Rossa la macchia sgualcita della veste. Nero l'impiastro delle sopracciglia, d'oro i capelli. Can can live, commovente forza fisica esposta senza pudore allo scherno e al deliquio. Dalla scuola di balletto Princesse Grace di Montecarlo al museo della vita di Monica Francia fino ai rituali di purificazione di Masaki Iwana, principe della danza buto, migrato dal lontano Giappone alla vecchia Europa. Se c'era un modo di perpetrare il buto - indicibile, schiva, anarchica condizione originaria nella quale la danza si manifesta come evento - lo ha trovato nella grazia adolescente vanamente protratta, nella sfrontatezza, nel fenomeno di se', di un potente nitore.
Oggi Francesca Proia - colletto bianco e velluto da banchi di scuola - mette insieme Black out my love, quattro movimenti per posti male illuminati e gente che fischia. Trova con sfinimento l'etimo nella mania, non nella forma, ligneo intaglio primitivo e grosso. Nella danza, che avvampa senza sviluppo e torce le gambe e allunga il collo, insegue la musicalità - novità di questo solo - persino la melodia. Aspira al disfacimento, al logoramento del nuovo e nella struttura ritmica smaglia il tempo e strazia. Il tempo breve di svelare il tonfo - artificio - disfarsi di una rosa.