
Yukiko Nagai 6:00 pm * marmo, pietra, smalto, keralasic, rete, polistirolo
90 x 50 cm * 2009 |
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All’edizione di quest’anno Yukiko Nagai ha presentato tre opere “ Il corno”, “Le corna”, “ La pelliccia di procione lavatore”. Il tema da lei proposto era relativo alla caccia ed alla sua rappresentazione, un soggetto antico riproposto in chiave contemporanea. Lavori bellissimi e raffinati, complessi e perfetti a livello esecutivo, poetici e fiabeschi, ma, nello stesso tempo, semplicissimi. “ As you like it”, “ Così è se vi pare” verrebbe da dire. Il tema della costa di Ravenna, della sua identità d’acqua, Yukiko l’ha interpretato pensando a qualcosa di molto attuale: una nutria schiacciata sull’asfalto, con tanto di segni di pneumatici. Chi di noi non ha incontrato uno di questi grossi castoroni che stanno colonizzando i nostri biotipi? Non esistono antagonisti per loro, tranne l’uomo ovviamente. Il più terribile dei predatori, soprattutto se sopra a un’automobile.
Ecco, la riflessione di Yukiko racconta l’identità liquida di Ravenna giocando su un ossimoro: rende massimamente prezioso un essere piuttosto ripugnante, da vivo e da morto, per l’immaginario collettivo. Racconta, lei giapponese portatrice di una forma mentis sottilmente zen, qualcosa di diverso dalla Ravenna luxury del mosaico, o meglio racconta questo, ma racconta anche altro, come una giovane reporter musiva orientale. La sua è una Ravenna ossimoro dove il basso convive con l’alto, dove le fabbriche e i loro scheletri si accomodano accanto allo splendore storico artistico, dove riesci nello spazio di 100 metri a passare dalla bellezza
selvaggia della piallassa al disordine estetico della zona industriale, dal verde della pineta al nero del bitume e dei liquami, dove affondi con gli occhi in un mare bellissimo voltando le spalle alle ciminiere fumanti. Magari bevendo un mojito ad un Happy Hour modaiolo.
Per chi arriva qui la prima volta è sempre uno shock. Anche per noi continua da esserlo se ci fermiamo
per un attimo. Al suo sguardo di giapponese innamorata del mosaico il nostro paesaggio è apparso così e lei l’ha fatto entrare nel suo bestiario. Creando, con una nutria, una semplice e deprecabile nutria, un’affascinante creatura di tessere, affettuosamente ironica e tenera, e rendendola qualcosa di orribile e meraviglioso al tempo stesso. In fondo è un’affermazione piena di speranza per tutti noi. |
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