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Radiodervish in concerto
crossing

In occasione della mostra di Joe Sacco.
Chiesa di San Domenico - Ravenna
Il 2 febbraio 2002

Locandina Radiodervish

"Molte strade portano a Dio. Io ho scelto quella della danza e della musica."
Jalaluddin Rumi

Visitatori di porte oltre frontiera

La bellezza dei testi e l'eleganza dei suoni contaminati ci hanno avvicinati a Nabil e Michele. Cercando una colonna sonora per questo nostro esperimento, non potevamo rimanere insensibili a questi visitatori di porte (Dar Wish in persiano significa questo), che con la loro musica, elettronica e acustica al tempo stesso, contaminata da sonorità a volte molto diverse, attraversano confini e frontiere musicalmente. Lingua contro Lingua, malgrado la tensione che sembra emanare dal titolo dell'album, è di fatto un crocicchio in cui le lingue e le culture si incontrano.
I testi della canzoni, da Due soli (testo visionario di un poeta mistico di nome Rumi, fondatore tra l'altro dei Dervisci Mevlevi) a Belzebù, passando per Gaza, pezzo che ha conservato intatta la forza dei tempi in cui i due musicisti facevano parte degli Al Darawish, attraversano i timpani per arrivare al cuore e alla mente.Le lingue si mescolano insieme alle sonorità, e si passa inavvertitamente dall'italiano all'arabo, all'inglese e al francese. Non è una ricerca filologica la strada percorsa dal gruppo: piuttosto una costruzione di ponti, un aprire finestre al mondo e alimentarsi artisticamente da quanto percorre questo piccolo - grande pianeta.
Passaggi indispensabili su di me, segnano lentamente, in fondo in questo verso di una loro canzone sembra celarsi il segreto del loro lavoro: passaggi di materia, temperie e stagioni che segnano impercettibilmente, anche noi. Oltre alla musica e ai testi l'incontro con i Radiodervish è anche dovuto ad una vicinanza tematica e di sensibilità verso gli eventi. Questi che stiamo vivendo sono giorni strani, ha detto Nabil all'inizio di un suo recente concerto: la stranezza dei tempi che stiamo vivendo non può esimerci dalla riflessione e dal raccoglimento, che forse solo la musica ci concede.

Elettra Stamboulis

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