> R.A.M. Giovani artisti di Ravenna e Provincia

15 - 30 marzo 2003

Santa Maria delle Croci, Ravenna

Yuri Ancarani | Video Arte

La ricerca di Yuri Ancarani si muove in un territorio anfibio di suoni e immagini ibridato dalle nuove tecnologie e i confini del video d’artista in cui sembra inserirsi - Bagno, il video del ’96 che lo ha reso noto, è stato selezionato al Video Art Festival di Locarno - sono per lui decisamente stretti.

E’ vero che la pratica del video dagli anni sessanta in poi ha spinto in molte direzioni le possibilità di sperimentazione nate dall’impatto con le immagini in movimento (soprattutto cinema e televisione) e che, nell’ultimo decennio, i giovani artisti hanno dimostrato con la loro produzione video di muoversi liberamente oltre ogni barriera, e in disinvolta affinità con cinema, fumetto, clip musicale, musica pop e rock.

Ma, più radicalmente, la convivenza percettiva tra il vedere e l’ascoltare è il punto di partenza del lavoro di Ancarani, anzi si può dire che è questo il processo da lui adottato per produrre nuove forme di comunicazione.

Si troverà allora che il prelievo di immagini dalla realtà con la videocamera è sempre scardinato dalla musica in fase di montaggio: con l’ironia di un titolo, il ritornello di una canzonetta, il ritmo di un pezzo. Oppure che è la partitura musicale a guidare la composizione visiva, come in alcuni segmenti di Portami al mare o nelle serate in cui l’artista compone immagini “dal vivo” mixando il proprio materiale di ripresa per interferenza diretta di un pianoforte, di un complesso jazz, di una voce (è di recente accaduto a Comacchio, alla Loggia del Grano, nell’ambito di un video weekend promosso dallo studio milanese Bobby Kent & Margot).

Se alle spalle di questo percorso che accomuna molti dell’ultimissima generazione c’è una storia che parte da John Cage (alla mitica performance al Black College del 1952 partecipò Rauschenberg, oltre al poeta John Giorno) e da Fluxus (il movimento nato nel contesto del festival musicale di Wiesbaden nel ’62), ora l’utopia dei giovani artisti è sostenuta dall’utilizzo di mezzi tecnici leggeri e rivoluzionari come il digitale che portano l’interazione di immagini e parole a un nuovo orizzonte linguistico dove dati acustici e visivi non appartengono più a categorie distinte.

 

Portami al mare

(Primo tempo) Il volo di un gabbiano si allunga nel cielo come il rincorrersi delle onde e i passi del cercatore di vongole sulla spiaggia, poi si perde nell’indistinto pointillisme dello spazio bianco e nero come la sagoma di un “pozzo” nell’orizzonte umido dei lidi ravennati.

Le dune si stendono sul mare, sabbia erbe e acque, la natura è ancora intatta.

Una ragazza sdraiata sulla duna chiama, parole mute e gesti in ralenti, come il movimento

dell’acqua e lo scandirsi grave delle note.

(Secondo tempo) Lo scorrere liquido di un segno è spinto da un ritmo incalzante, che scansiona immagini astratte, pitture digitali in veloce movimento. Colori, suoni, luci compongono una dimensione sur-naturale, caleidoscopica, mutevole.

(Terzo tempo) Il lento volo orizzontale del gabbiano si alterna al divenire dinamico delle immagini digitali. Un ultimo lembo di terra incontaminata, come un’apparizione.

 

Il progetto ( di cui questo video è un frammento) include una ricognizione della riviera adriatica coi suoi luoghi spaesati e spaesanti come la bellezza della natura intatta alle foci del Bevano, la convivenza multietnica a Lido Adriano, la spettralità della zona industriale di notte con le sue ciminiere e le sue luci.
Le immagini riprese dal vero (qui evidentemente sono quelle della “Bassona”) divengono segni luminosi e ritmi, allo stesso modo delle immagini digitali già presenti nel video Genesi (2000) che compongono il secondo tempo.

P.S.

Portami al mare è una videoinstallazione che sfugge allo spazio costretto del monitor tv. Con lo striscione pubblicitario su cui far scorrere le immagini il campo visivo si allarga in orizzontale, il bisogno di comunicazione invade l’ambiente e rifiuta il modello televisivo. L’occhio, quotidianamente catturato dal tubo catodico, riprende la misura della distanza.

di Maria Rita Bentini


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