La Repubblica
Bologna
Martedì 27 ottobre 2009
di Eleonora Capelli
La storia
IO, MIO PADRE E IL COMA RACCONTATI IN UN FUMETTO
«La verità, vi prego, su mio padre e il coma». Un fumetto per raccontare cinque anni al capezzale del proprio papà in stato vegetativo permanente. Per prendere finalmente la parola, nel momento in cui si discute di testamento biologico e a Bologna si raccolgono le firme per il registro. Il giovane disegnatore bolognese Pietro Scarnera prende carta e matita per rispondere a un'urgenza: «Dire la verità su mio padre, sui suoi cinque anni in clinica. Molti in questi mesi hanno parlato a vanvera, ora parliamo noi». Strisce a fumetti contro il luogo comune che definisce le persone come Eluana Englaro solo addormentate. «Queste persone non dormono - scrive Scarnera, classe '79, vincitore con le sue tavole del concorso "Komikazen" e presto autore d'un libro con la casa editrice Comma 22 di Daniele Brolli - spesso hanno gli occhi sbarrati, o uno sguardo perso e a mezz' asta. Il loro sonno non è mai tranquillo, ci sono troppe cose che li disturbano. Le gambe e le braccia perdono tono muscolare, in alcuni casi gli arti si deformano. Poi ci sono le piaghe da decubito, il catetere e il sondino».
Mio padre in coma in un fumetto
(segue dalla prima di cronaca)
Per questo Pietro ha scelto il disegno, ispirandosi alle graphic novel che col fumetto raccontano temi serissimi, come l’Iran di Marjane Satrapi o l'Olocausto di Art Spiegelman. Il tratto stilizzato conserva la carica espressiva e risponde a un' esigenza di pudore e rispetto. «Non esistono fotografie delle persone in coma, neanche io ho mai voluto che un estraneo vedesse mio padre -racconta il disegnatore - non vorrei che qualcuno vedesse me. I disegni non riportano le fisionomie, ma le espressioni, le stesse che ho visto sui volti delle persone in questi cinque anni». Un percorso speculare, quello di Pietro Scarnera, rispetto alla vicenda di Beppino Englaro: al capezzale del padre, non ha mai desiderato che l'alimentazione che teneva in vita quell'uomo un tempo forte è sicuro venisse interrotta, ma spera per sé di poter scegliere. «Mio padre era credente e non aveva mai espresso la sua volontà su questo argomento - dice il fumettista - io invece vorrei lasciare il mio testamento biologico. Ma nel dibattito che questi temi suscitano sempre, chiedo solo rispetto». Fumetti che escono dai diari di cinque anni "sospesi", accanto a un letto d'ospedale, si trasformano in un racconto per tutti, per spiegare di cosa parliamo quando parliamo di coma, il sonno doloroso che nessuno vuole vedere.
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