Fumo di China
Novembre 2009
Di Paolo Senna e Francesco Matteuzzi
LA FORZA DEL SEGNO
Una chiacchierata con Peter Kuper
Disegna fumetti da venticinque anni, ed è stato il primo fumettista ad avere una sua striscia regolare sul New York Times. Ha ereditato e porta avanti con maestria la celebre serie Spy vs. Spy pubblicata da Mad, ha pubblicato i suoi lavori sul Time e su The New Yorker, è autore di graphic novel pubblicati più o meno in tutto il mondo. Ha fatto scalpore per i suoi adattamenti delle storie di Franz Kafka, del quale ha trasposto a fumetti Lascia stare! e La Metamorfosi, che hanno ricevuto il favore unanime della critica. FdC l'ha intervistato per voi.
Il tuo stile espressionista e grottesco sembra ricordare alcuni grandi artisti espressionisti e surrealisti come Munch, Magritte ed Escher, giusto per fare alcuni grandi nomi, ma anche i padri del cinema muto d'avanguardia. Esiste un rapporto tra il tuo lavoro e questi filoni culturali?
Avverto una particolare affinità con gli espressionisti tedeschi e, in generale, con gli artisti che hanno realizzato i loro lavori nel corso di periodi turbolenti. Tempi Moderni di Charlie Chaplin è una delle mie opere d'arte preferite, mentre persone come Franz Masereel, Giacomo Patri e Lynd Ward, con le storie illustrate intagliate nel legno, rappresentano un'altra forte influenza, alla quale si devono aggiungere gli autori che hai citato e moltissimi altri.
Nelle tue tavole assistiamo a un continuo cambio di prospettiva e a sovrapposizioni di immagini che sembrano dare un senso si spaesamento e straniamento al lettore. Per quale motivo?
Voglio sconvolgere le aspettative di ciò che un fumetto può essere, sia da un punto di vista visivo che di contenuti. Qui negli Stati Uniti molte persone evitano i fumetti perché li considerano adatti solo ai bambini, ma io voglio dimostrare che con questo linguaggio si può fare molto di più. Spero solo che i miei esperimenti non diventino troppo complicati perché i lettori possano continuare a seguire la storia con facilità… anche se sono sicuro di aver esagerato, a volte.
Lascia stare! e la Metamorfosi sono opere di Kafka che hai trasposto e illustrato a fumetti. Perché proprio Kafka? Che significato ha per te?
Avevo un amico che, dopo che avevamo bevuto un po’, spesso mi leggeva delle storie di Kafka. Ci siamo ammazzati dalle risate per il suo umorismo nero, ed è da lì che ho avuto l'idea di provare a tradurle a fumetti. E ho scoperto immediatamente quanto quei racconti fossero perfetti per essere narrati con le immagini. Le parole di Kafka suggeriscono molte possibilità visive, e sono state come un'ancora che mi ha permesso di sbizzarrirmi graficamente pur mantenendo uno storytelling chiaro. Realizzare La Metamorfosi è stata un'ottima possibilità per riprendere in mano i suoi scritti e studiarli, in un momento in cui tra il pubblico generalista c'era molto interesse nei confronti dei graphic novel. Dal canto mio, l'ho presa come un'opportunità per mostrare a chi non leggeva fumetti quali fossero le possibilità offerte da questo linguaggio.
Tra i grandi temi che affronti emerge l'oppressione dell'individuo di fronte ai meccanismi di una società che lo ingloba senza lasciare spazio alla sua libertà. Cosa pensi di questa situazione?
Quando fu eletto Ronald Regan frequentavo la scuola d’arte, e proprio adesso stiamo uscendo da otto terribili anni sotto il governo di George W. Bush. Ci sono numerosissimi esempi di persone che sono state minacciate e oppresse da un sistema che i basa esclusivamente sul potere e sul denaro. Sono problemi che ci riguardano tutti, e io voglio che i miei lavori riflettano sia le mie esperienze che le cose che mi spingono ad agire. I fumetti sono molto difficili da realizzare, e gettare molto tempo nella produzione di un racconto fantasy o di una storiella comica sarebbe come suonare la cetra mentre Roma brucia.
I tuoi personaggi sono inseriti in un contesto sociale e vivono in grandi città, spesso metropoli spersonalizzanti e senza cuore. Che valore ha per te la città contemporanea?
In realtà io amo le grandi città, e vivendo a Manhattan da trent’anni è stato naturale usarla come sfondo per le mie storie. In ogni caso è difficile non rappresentarla come un gigante che può schiacciarti, visto che questo è proprio ciò che quotidianamente la città fa alla gente. Amo molto l’architettura del passato anche recente, e odio quelle strutture impersonali fatte di vetro e acciaio che continuano a costruire incessantemente. Come edifici non mi mancheranno mai le Torri Gemelle, anche se non sono certo elice che siano state distrutte. Per quanto riguarda le belle architetture: Chrystler Building per tutta la vita.
Sei stato Il primo fumettista a pubblicare una striscìa regolare sul New York Times. Cosa ti ricordi di quell'esperienza?
È stata elettrizzante, soprattutto se si pensa che era il 1993, un periodo in cui il pubblico del New York Times non era interessato ai fumetti. Decisi di fare una striscia muta, perché sapevo che gli editor del Times avrebbero modificato ogni singola parola, Mi piacerebbe solo che fosse durata di più, visto che è andata avanti solo per sei mesi. Però quando la striscia ha chiuso ho preso tutto il materiale che avevo realizzato e l'ho spedito ad altri giornali. In questo modo il progetto è andato avanti per dieci anni.
Da vari anni fa stai portando avanti la serie Spy vs. Spy di Antonio Prohias su Mad Magazine. Cosa significa per te questa esperienza?
È arrivata all'improvviso, e l'avevo quasi rifiutata. All'epoca stavo realizzando dei fumetti muti, in particolare Eye of the Beholder, la striscia che curavo sul New York Times, e avevo appena finito The System, un graphic novel pubblicato da DC/Vertigo. La redazione di Mad l'aveva visto e mi aveva chiesto di fare delle prove. lo non volevo limitarmi a copiare lo stile di Prohias, quindi realizzai le mie tavole con la tecnica degli stencil. Pensavo che mi avrebbero ringraziato per averci provato scartando il mio lavoro, e invece no. A quel punto ho pensato che tutto sommato per un annetto avrei anche potuto farlo: di anni ne sono passati tredici e ci sto ancora lavorando. Forse non sono troppo bravo a prevedere le cose.
Una tua opera che vorremmo vedere pubblicata in Italia è il recentissimo Diario de Oaxaca, con bellissime tavole a colori. Che significato ha il colore in quest'opera?
Sono stato in Messico per due anni, tra il 2006 e il 2008, e le atmosfere e l'arte che ci ho trovato mi hanno colpito molto. Diario de Oaxaca è stato il mio lavoro dell'epoca, e quasi tutti i disegni che ho fatto erano a colori. Per il momento non c'è ancora un editore italiano interessato, quindi se conoscete qualcuno ...
Un'altro tuo lavoro importante è Stop forgetting to remeber, una sorta di autobiografia il cui protagonista è Walter Kurtz. Che rapporto c'è fra Kurtz e Kuper?
È la mia autobiografia, e quel bastardo di Walter mi ha rubato la storia! Scherzi a parte, ho cambiato il nome perché pensavo che sarebbe stato più onesto, dal momento che alcuni dettagli non sono proprio fedeli alla realtà. Ma ciò che mi importa è la storia, che in molti sensi è universale... cercare di perdere la verginità, assumere droghe, avere relazioni schifose, educare i figli. È quello che conta.
Una domanda di carattere sociologico. Nella moderna società occidentale assistiamo a un potente senso di disumanizzazione nel rapporti tra gli uomini. Come vedi oggi le relazioni umane?
Per promuovere il mio libro messicano ho viaggiato molto, e ho incontrato tante persone amichevoli ed entusiaste. Sono sempre stato molto ottimista nei confronti dell'umanità, anche se credo che ci stiamo dirigendo verso il disastro ambientale. Spero solo che riusciremo a metterci tutti d'accordo e a trovare un modo per rimanere al mondo. Ho bisogno di altro tempo per disegnare!
Per concludere: quali altre tue produzioni possiamo aspettarci per il prossimo futuro?
World War 3 illustrated (sul web all'indirizzo worldwar3illustrated.org), rivista che ho contribuito a fondare nel 1980, sta preparando un'antologia per celebrare il suo trentennale, che cadrà il prossimo anno, e una grande mostra a New York. Sto anche lavorando a un nuovo graphic novel sul Messico, ma non ho idea di quanto tempo mi ci vorrà per finirlo. In un periodo così complicato da un punto di vista economico è difficile fare previsioni sul lavoro. Prendo quello che la vita mi dà e continuo a fare fumetti.
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