Il Resto del Carlino
20 gennaio 2007
Di Nevio Galeati
L’INTERVISTA
«IL MIO FIGLIO DEL VENTO LONTANO DA DIABOLIK»
La guerra civile spagnola è al centro anche del nuovo appuntamento con ‘Komikazen’, festival internazionale del fumetto di realtà, curato dall’associazione Mirada e alla seconda edizione. Dopo la mostra dedicata a ‘No pasaran’, fumetto di Vittorio Giardino, oggi è la volta de ‘L’ultimo treno’, graphic novel di Giuseppe Palumbo tratto dal racconto di Massimo Carlotto ‘Amore e odio a Guernica’. I due autori saranno oggi alla galleria Mirada di via Mazzini 83, a Ravenna (alle18). Autore di fumetti da vent’anni, Giuseppe Palumbo, che ha esordito sulle pagine di ‘Frigidaire’, oggi è uno fra i maggiori disegnatori italiani: oltre a firmare Diabolik, lavora anche come illustratore delle maggiori case editrici italiane.
Palumbo, com’è nato l’incontro con Massimo Carlotto, fra i maestri italiani del noir?
«La casa editrice Bd e in particolare Marco Schiavone, mi ha contattato per la collana ‘Alta Fedeltà’, che pubblica fumetti di romanzieri italiani e le ristampe del celebre ‘Commissario Spada’ di Gianni De Luca. La proposta era di realizzare una versione a fumetti del racconto che Carlotto aveva pubblicato sull’Unione Sarda. L’idea mi è piaciuta molto e l’incontro con Massimo è stato ottimo. La storia è molto intensa: racconto di un gitano ‘figlio del vento’ che, dopo aver assistito all’orrore di Guernica non può fare a meno di restare coinvolto e si arruola nelle fila dei repubblicani. Di fronte a quel racconto, ho deciso di utilizzare uno stile nuovo rispetto a quello che utilizzo per Diabolik, un segno leggermente più espressivo, molto contrastato, senza ombreggiature. È stata l’occasione per sperimentare altre strade di narrazione».
Com’è stato, sul lavoro, il rapporto con Carlotto?
«Meravigliosamente. È intervenuto quasi fosse un editor, ritoccando piccoli passaggi del suo testo, che ho rispettato alla lettera. Alla fine mi è sembrato molto soddisfatto del lavoro e adesso sta lavorando sul testo e sui dialoghi, per passare dalle 40 alle 100 tavole. Abbiamo già firmato il contratto con la Rizzoli per la collana 24/Sette, che ha in catalogo una bella serie di opere a fumetti».
Le graphic novel qui non hanno ancora ‘preso piede’. Ma come va in generale il mondo dei fumetti, in Italia?
«Diciamo che siamo in una realtà in parte fortunata, dove un disegnatore può vivere con il proprio lavoro. Altrove il fumetto sta perdendo terreno, forse perché si sta spostando su un terreno di estrema ricerca; o perché si sta azzerando a favore del lavoro per videogame e cinema. L’industria del fumetto continua a vivere, certo con qualche difficoltà, grazie sia a colossi come Bonelli, che a piccole realtà editoriali, però di grande qualità, come le edizioni Bd. Certo che la fine delle riviste ha segnato un impoverimento del settore, che negli anni Ottanta dava moltissimo. Adesso i piccoli editori stanno prendendo il bandolo della matassa. Ma vedendo le sorti di riviste in altri paesi, qualche preoccupazione c’è».
C’è una soluzione che possa evitare la ‘morte’ di questo linguaggio?
«Da tempo sto dicendo che l’unica strada possibile sarebbe di far tornare i fumetti come inserto dei quotidiani, per ricreare quei contatti con i lettori che si sono persi. Non penso solo ai volumi di ristampe, ma proprio a riviste, non dico settimanali che potrebbe essere economicamente non sostenibile, ma mensili. Certo, anche i quotidiani non se la passano benissimo, però l’idea continua a sembrarmi interessante. In altri paesi, in argentina e in Grecia, la cosa sta funzionando, perché non dovrebbe farlo anche in Italia?».
Sta progettando lavori con altri scrittori?
«Ho rapporti molto buoni con Giancarlo De Cataldo. D’altra parte avevo già realizzato versioni a fumetti di romanzi, come ‘Diario di un pazzo’ dello scrittore cinese Lu Xun. Arriveranno altri romanzi a fumetti; gli appassionati possono tirare un sospiro di sollievo, no?».
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