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Rassegna Stampa

1) I fumetti degli uomini grigi
di Manuela Gandini - Il sole-24 ore 2002 leggi

2) Dal comunismo al capitalismo messe al bando le strisce dei supereroi.
di Paolo Guiducci - Avvenire, 10 settembre 2002 leggi



Per ventiquattromilabaci

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Associazione culturale Mirada

"Per ventiquattromila baci"
Balkanfestival

30 agosto- 16 marzo 2002
Festa Provinciale dell'Unità (Pala de Andrè - Ravenna)

Venerdì 30 agosto 2002 prende il via, nell'ambito della Festa dell'Unità di Ravenna (Pala de Andrè - via Trieste) Per ventiquattromila baci, eccezionale mostra dei maggiori fumettisti e illustratori provenienti da vari paesi dell'Est Europa (Slovenia, Croazia, Federazione Yugoslava, Ungheria, Romania… fino al Kazakhistan). La mostra, che prosegue fino al 16 settembre, prende il nome dalla nota canzone di Adriano Celentano e colonna sonora del primo film di Emir Kusturica "Ti ricordi di Dolly Bell?" (1981 Leone d'oro al Festival del Cinema di Venezia). Kusturica affermò, infatti, inun'intervista del 1998, che questa canzone corrisponde "al tempo in cui l'iconografia dell'ovest è arrivata fortemente nella nostra società, è entrata nelle nostre case attraverso l'Italia e, in qualche modo, attraverso radio Luxemburg e la cultura anglosassone del rock". La mostra, affiancata da un fitto calendario di incontri anche musicali, vuole essere un'occasione, in cui l'immaginario dell'est trova uno sguardo all'ovest.
Per ventiquattromila baci è organizzata per l'Italia dall'Associazione culturale Mirada e prodotta dal Forum Ljubiana e da Stripburger, nota rivista di fumetti pubblicata in Slovenia.
Centosessanta tavole originali, appositamente prodotte per l'esposizione, illustrano il lavoro di molti artisti slavi, alcuni dei quali già figure cult nei loro Paesi - come Aleksandar Zograf, Danijel Žeželj, Jakob Klemencic, Jacek Fras, Ascold Akishin, Igor Baranko, January Misiak, Pavel Cech, Milorad Krstic, Roman Tolici, Saša Kerkoš e molti altri.
La mostra è corredata anche di un video, un catalogo in inglese e un piccolo catalogo in italiano contenente la traduzione dell'articolo introduttivo del catalogo originale Stripburek di Darko Macan, uno dei maggiori sceneggiatori di fumetto proveniente dall'Est Europa (ha lavorato per la serie a fumetti di Star Wars, ed è tra l'altro vincitore del Premio Eisner). Durante tutta la durata della mostra saranno disponibili in uno spazio interno materiali e libri in vendita, provenienti dai Paesi ospitati.
All'inaugurazione lo staff di Stripburger, la rivista di fumetto più importante dell'est Europa, animerà la serata: sarà presente inoltre, per la prima volta in Italia, Ivanka Apostolova, fumettista macedone. Si tratta di un'occasione unica per conoscere l'immaginario e l'ascesa della nona arte in un Paese che sta ridisegnando il proprio sguardo. La Apostolova fa parte di un gruppo che ha organizzato la prima mostra di fumetto in Macedonia, si definisce una fumettista dadaista e una comic coquette.
Sarà presente anche il giovane fumettista croato Emil Jurcan .
Durante i giorni della mostra, inoltre, sarà ospite a Ravenna, una delle penne più rappresentative dell'Est Europa, il serbo Aleksandar "Saša" Zograf. Zograf terrà un workshop per fumettisti e disegnerà per il pubblico nelle serate del 12 e 13 settembre. A seguire avrà luogo un incontro dibattito con Zograf, Vittorio Giardino, storico fumettista italiano che ha realizzato una trilogia Jonas Fink, ambientata a Praga negli anni dello stalinismo e una donna della rete delle Donne in nero italiane, che lavorano in rete da anni con le donne della Ex Repubblica Federale Yugoslava.
Zograf, che vive a Pancevo cittadina nei pressi di Belgrado, è giornalista di musica rock e autore di fumetti e le sue storie sono pubblicate nei circuiti underground di tutto il mondo. In Italia sono apparsi Diario, Cronaca della guerra civile nella ex-Yugoslavia, e diverse storie brevi sulla rivista "Kerosene". Altro libro ormai molto noto nel nostro paese è Lettere dalla Serbia - Diario di un fumettista sotto le bombe, raccolta dei messaggi di posta elettronica e lettere che Saša Rakezic (in arte Aleksandar Zograf) ha inviato quotidianamente nel corso del conflitto Nato/Serbia.
Zograf, che vive a Pancevo cittadina nei pressi di Belgrado, è giornalista di musica rock e autore di fumetti e le sue storie sono pubblicate nei circuiti underground di tutto il mondo. In Italia sono apparsi Diario, Cronaca della guerra civile nella ex-Yugoslavia, e diverse storie brevi sulla rivista "Kerosene". Altro libro ormai molto noto nel nostro paese è Lettere dalla Serbia - Diario di un fumettista sotto le bombe, raccolta dei messaggi di posta elettronica e lettere che Saša Rakezic (in arte Aleksandar Zograf) ha inviato quotidianamente nel corso del conflitto Nato/Serbia.
Daniel Zezelj, croato di Zagabria, è un artista poliedrico, che esplora le contaminazioni tra fumetti e nuove tecnologie in progetti multimediali, dove le illustrazioni si uniscono alla musica.. In Italia ha pubblicato per gli Editori del Grifo - Sophia, Sun City, Il ritmo del Cuore (la cui introduzione scrisse Federico Fellini), e per le Edizioni Di Il sorriso di Majakovskji - e per altre case italiane, Liberty Press, Pagliacci. Dopo aver pubblicato numerose opere in Italia ed in Francia, si è trasferito a Seattle, dove ha iniziato a collaborare con uno studio di disegnatori e a lavorare per la Vertigo, la linea "adulta" della DC Comics (per cui ha pubblicato un eccezionale Captain America, sceneggiato da Darko Macan).
Il gruppo Inguine.net www.inguine.net realizzerà per l'occasione un'animazione in Flash: un'opera ad hoc che verrà proiettata nell'ambito della mostra e ispirata ai lavori presenti nell'esposizione.
Incontri e seminari saranno tenuti, contestualmente alla mostra, anche da fumettisti italiani, tra questi uno destinato ai bambini tenuto da Maicol e Mirco.


ARTISTI
Albania: Shpend Bengu
Bosnia & Herzegovina: Feniks
Bulgaria: Vova
Croatia: Danijel Zezelj, Ivana Guljasevic, Emil Jurcan, Iva Gasparic, Ivana Armanini, Helena Klakocar
Czech republic: Tomas Prokupek, Kakalik, Wladimir, Pavel Cech, Lucie Markvartova, Martin Raudensky
Eastonia: Veiko Tammjarv
Hungary: Milorad Krstic, Vera Filo
Lithuania: Saulius Krusna
Macedonia: Ivanka Apostolova, Zlatko Krstevski
Poland: Jacek Fras, January Misiak, Mateusz Skutnik, Marek Turek, Mariusz Zawadzki & Krzystof Kaluszka, Tomasz Tomaszewski
Romania: Roman Tolici
Russia: Ascold Akishin
Slovenia: Koco, Sasa Kerkos, Olmo Omerzu, Andreja Kladnik, Ivan Mitrevski, Janja Gedrih, Jakob Klemencic, Tomaz Lavric, Romeo Strakl, Marko Kociper, Ciril Horjak, Matej Lavrencic, Izar Lunacek, Jurij Meden, Neza Zinaic
Ukraine: Igor Baranko
Yugoslavia: Aleksandar Opacic, Ivan Grubanov, Grabowski, Letac, Miroslav Lazendic, Zograf, Wostok, Mr. Stocca, Sasha Mihaylowich, Vladimir Kuzmanov, Vladan Nikolic, Wuk, Kiza, Simon Vuckovic
Kazakhstan: Dilka

Intervista a Igor Prassel http://www.fucine.com
Intervista ad Aleksandar Zograf http://www.granbaol.org
Intervista a Vittorio Giardino http://www.cinefile.biz
Davide Reviati http://www.racine.ra.it/ram/99
Ivanka Apostolova http://www.templum.com.mk
Altre informazioni nel sito: http://www.ljudmila.org


Testi in catalogo:

1) Per ventiquattromilabaci Elettra Stamboulis - leggi
2) Alla ricerca di Cristoforo Colombo Darko Macan - leggi
3) Guardare (e leggere) ciò che non si può capire Dario Morgante - leggi
4) givin'comix a web snce 2k1 Gianluca Costantini - leggi

1) Per ventiquattromilabaci Elettra Stamboulis
"L'Est è una carriera"
B. DISRAELI, Tancred

"Ti ricordi di Dolly Bell", uno dei primi film giunti in Italia di Emir Kusturica, era scandito quasi ossessivamente da questa canzone del molleggiato nazionale. Lo stesso regista affermò in un'intervista, in occasione della Leone assegnato a questo film a Venezia, che questa canzone corrisponde "al tempo in cui l'iconografia dell'ovest è arrivata fortemente nella nostra società, è entrata nelle nostre case attraverso l'Italia e, in qualche modo, attraverso radio Luxemburg e la cultura anglosassone del rock". Celentano faceva da colonna sonora ad un'epoca di transizione, dove la cortina diveniva forse più permeabile, perlomeno per alcuni Paesi, tra cui la Yugoslavia titina. L'altra presenza forte, in questo caso narrativa e visiva nell'ex Yugoslavia, era Alan Ford di Magnus e Bunker: quasi 60.000 copie vendute. Certo, questa era la Yugoslavia, che poi è diventata molti Paesi, proprio per convincerci, se ce n'era bisogno, che una visione monolitica e semplicistica di quello che avviene al di là della siepe di casa nostra non è mai reale.
Il blocco però era blocco, e che cosa sapevamo noi dell'immaginario che viaggiava in questi Paesi? Quasi nulla, oppure avevamo visioni oleografiche di parate militari e di file ai negozi per l'acquisto dei generi alimentari. Parallelamente invece il buco si forava e l'immaginario fatto di jeans e coca cola come un fantasma si aggirava per l'Europa. La musica, anche.
Dopo lo sbarco in Normandia, il nuovo esercito si armava di immagini e in un certo senso vinceva questa battaglia silenziosa. Il muro fisico cadde nel lontano (metaforicamente) 1989, lasciando dietro di sé una scia di foto ricordo e pezzetti raccolti come feticci dagli astanti.
Celentano si è messo a fare il messia del varietà, la guerra fredda è divenuta conflitto interetnico, diffuso a macchia di leopardo, le donne dell'est sono divenute cittadine spesso di serie B dei nostri Paesi: lo specchio di Alice non è stato, malgrado le visioni ottimistiche di integrazione e ascolto, oltrepassato, se non in un unico senso. L'immagine continua ad essere prodotto solo in un unico centro, almeno apparentemente.
Ci sono però modalità di produzione talmente poco costose e popolari, che possono sopravvivere anche alla periferia del centro. Una di queste è il fumetto. Il lavoro di costruzione di questa mostra, originariamente denominata Stripburek, fatto dal team della rivista di Ljubjiana Stripburger, è da questo punto di vista eccezionale, perché ci dà uno spaccato altrimenti invedibile, del fumetto underground di Paesi come la Macedonia, la Polonia, il Kossovo, addirittura il Kazakistan.
In questo senso noi siamo semplicemente ospiti di questa mostra, che offre all'occhio non solo immagini, ma storie, stili, segni diversi, ma al contempo fortemente contaminati e che stanno nel crogiolo catodico di questa società produttrice e fagocitatrice di immagini.
Il nostro progetto è nato dalla consapevolezza che l'idea di Oriente ed Occidente siano il prodotto delle energie materiali e intellettuali dell'uomo; perciò, proprio come l'Occidente, l'Oriente è un'idea che ha una storia e una traduzione di pensiero, immagini e linguaggio che gli hanno dato realtà e presenza: cosa ne è di questa immagine nella sua collisione con l'Ovest dopo la caduta del muro? Come si rappresenta? La cultura underground del fumetto e dell'illustrazione possono essere un utile veicolo visivo alla conoscenza di un immaginario che perlopiù viene rappresentato dall'Occidente stesso, ma che difficilmente trova spazio di autorappresentazione.
All'interno dell'esposizione ci sono ovviamente anche autori che sono già noti, anche ad un pubblico di non assatanati del fumetto, come Aleksandar Zograf.
Difatti egli, grazie alla traduzione di Dario Morgante, ha pubblicato anche in Italia il suo diario da sotto i bombardamenti. Peacelink ha curato il libro Cronache sotto i bombardamenti, una raccolta di e-mail dalla Serbia tra cui i messaggi di Zograf. "Sono solo uno stupido vignettista, ma da quello che posso vedere le persone comuni di ogni parte vengono colpite, stanno tutte sanguinando, sono confuse e smarrite, e quando tutto questo sarà finito, i tre governi delle parti in conflitto saranno al sicuro e faranno proclami mentre la folle gente dei Balcani dovrà leccarsi le ferite per molti anni a venire" scriveva dal suo computer. Il centro del fumetto Andrea Pazienza ne ha curato un albo. La rivista Kerosene ha continuato pubblicando i disegni della guerra che nessuno ricorda più, la casa editrice Puntozero ha pubblicato Saluti dalla Serbia. Egli proviene, e non è un caso, dal mondo musicale. Prima giornalista del mondo cattivo del rock, ha scoperto la forza del fumetto da adulto. I suoi lavori sono stati pubblicati non solo in Italia, ma anche in Francia, Grecia, Stati Uniti.
Anche Danjel Zezelj, nativo di Zagabria e nomade per necessità e vocazione, non è certo un nome ignoto agli appassionati della striscia raffinata. Ora lavora a Seattle, disegna anche per la DC Comics/Vertigo, ma molti ricordano ancora Il ritmo del cuore, presentato da Federico Fellini.
Gli altri sono per il momento puri nomi. Difficili anche da pronunciare. È vero che anche per i nativi italiani non è facile trovare un editore, che tutti, a torto o a ragione, si lamentano del pubblico, della distribuzione, del tempo e della SIAE. Credo però che ascoltare e vedere storie sia ancora una malattia che ci possiamo permettere. E forse, per ventiquattromila baci, un editore audace si potrebbe anche trovare, vista la qualità che serpeggia in questi lavori.

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2) Alla ricerca di Cristoforo Colombo Darko Macan
(Ovvero: perchè Stripburek non è affatto buono)

Nel mondo dei fumetti c'è un continente in più rispetto alla geografia di tutti i giorni e si chiama Europa dell'Est.

Potreste averne già sentito parlare, magari dal racconto di un marinaio ubriacone che non si è mai ripreso dal viaggio nella terradegliuominigrigisottocieligrigi, oppure da quello di un uomo d'affari che ha girato il mondo in gioventù, vagando per errore su sentieri visibili a stento, che lo hanno condotto verso strane latitudini, sperduto in mezzo a civiltà a metà tra il passato e il presente. O forse quando ancora eravate nella culla e vostra madre vi cantava paurose ninne nanne senza vocali che parlavano di profonde foreste piene di lupi scheletrici, orsi pelosi e pallidi e nudi fumettisti che potevano essere visti solo nelle notti senza luna, con i loro occhi spaventosi e iniettati di sangue che brillano nel buio come cenere di una sigaretta di Dio. Avete sentito parlare dell'Europa dell'Est e avete ucciso questa conoscenza, promettendo in silenzio di non avventurarvi in cammini estranei alle vie prestabilite, optando per la sicurezza.

Ma ora STRIPBUREK è qui.

STRIPBUREK, come il suo padre consanguineo STRIPBURGER, è la vera faccia del continente grigio. Potreste pensare di essere pronti perché avete già incontrato per caso qualche autore dell'Europa dell'Est tra le vostre letture di fumetti. Grzegorz Rosinski, Zoran Janjetov, Edvin Biucovic…Sono tutti sbucati fuori dai boschi, ma sono tutti ragazzi per bene, facce lavate e capelli pettinati, che fanno del loro meglio per sorridere ed essere accettati. I ragazzi e le ragazze di STRIPBUREK non sono assolutamente come loro. Non sono sfuggiti per tempo alle grinfie dell'Est - come ha fatto Bilal quando era ancora un bambino, o Gil Kane - ma sono stati costretti a crescere tra cristianità e comunismo, sotto il peso della storia, affrontando un futuro fatalmente ferito. Non arrivano bussando educatamente alla vostra porta, ma scavalcano le vostre siepi, mangiano le vostre gardenie, toccano i vostri fumetti con le loro dita incrostate di letame e guardano il vostro gatto castrato con una fame fuori dal comune.

Sono qui, senza scuse, e stanno veramente mettendo alla prova il vostro da sempre confessato amore per i fumetti. Potreste amarli? Voglio dire, potreste veramente apprezzare questi pesci lessi, ai quali non interessa né essere socievoli né l'igiene personale? Siete pronti ad accettarli, con le loro verruche, croste, cicatrici, germi e chi più ne ha più ne metta?

Siete voi il Cristoforo Colombo di cui il continente grigio ha bisogno?

IL VECCHIO…

Nella sua preistoria l'Europa dell'Est aveva anche avuto un buon inizio. Almeno tre dei saggi su questi Paesi che ho letto, mentre ficcanasavo prima (e dopo) il termine di presentazione per questa introduzione, parlavano del lavoro di Wilhelm Busch come il seme originario dei nascenti fumetti nelle rispettive nazioni. L'eredità di Busch ha seminato molto altrove - negli Stati Uniti, ad esempio, dando la possibilità a lavori come "Katzenjammer Kids"di Rudolf Dirks di diventare uno dei fumetti più letti per anni - ma non ha mai avuto fortuna qui. Forse il terreno non era abbastanza fertile. Il saggio Estone, vocifera un noto lamento nemo propheta in patria, affermando che il numero di persone interessate a sostenere i fumetti prodotti a livello locale è sempre stato troppo basso, che produce ben poco guadagno per gli artisti, senza interessarsi a quanto esso li renda entusiasti. Ma forse c'è anche un' altra ragione, ovvero la sfortunata posizione dell'Europa dell'Est a livello geopolitico.
Situati nel bel mezzo di vari imperi -Asburgico, Russo e Terzo Reich- questi territori non hanno mai conosciuto la pace durante il XX secolo. Occupati, liberati, rieducati…non erano certo un buon posto per lo sviluppo della già fragile industria del fumetto. Ogni nuovo sistema di governo - fascista, comunista o democratico, passava come un bull-dozer e cancellava i precedenti, lasciando che i fumetti si tirassero fuori da soli dalle rovine. L'esempio croato è quello che mi è più familiare: i fumetti croati sono stati schiacciati prima sotto il peso dell'avvento del comunismo, poi dall'importazione di strisce a basso costo dopo l'apertura verso l'occidente e infine dal crollo dell'economia alla fine degli anni '80, che ha portato con sé guerra e cataclismi di varia specie.
Ma un motivo ricorrente è presente in tutti i saggi che ho letto. O è stato il comunismo a proclamare il fumetto un "prodotto del perverso gusto occidentale" oppure è stato il fumetto stesso a dimostrare di non rientrare nello schema del diventa-ricco-in-fretta, che sembra essere l'unica via per acquisire un capitale nelle nuove democrazie dell'Est degli anni '90. Il fumetto non era né ideologicamente accettabile né commerciabile, cosa si poteva fare?
Beh, si è lottato. Lottato con i denti e le unghie, perdendo una battaglia dopo l'altra e diventando una sorta di intrusi nelle proprietà altrui. Ecco, fatemi raccontare un'altra storia perché possiate capire meglio.

Kaja Saudek, il cosiddetto "Re dei fumetti cechi", nasce nel 1935 ed ebbe la possibilità di leggersi le storie dei supereroi della Marvel e altri fumetti europei,grazie all'atteggiamento più permissivo del governo durante gli anni '60. A quei tempi optò per i fumetti per adulti, ma lo fece in un modo così occidentale che anche la censura appisolata lo beccò e stroncò molti dei suoi fumetti a metà della loro realizzazione.
Imperterrito, iniziò lo stesso a lavorare su un fumetto epico di fantascienza, intitolato Muriel (sceneggiato da Milos Macourek), chiaramente ispirato a Barbarella di Claude Forest. 250 pagine erano ormai pronte, ma arrivarono i carri armati russi, e così venne pubblicato solamente il breve prologo di questa ambiziosa storia.
Incapace di trovare un linguaggio comune con gli editori stranieri, Saudek provò ad adeguarsi a casa sua. La serie storica sul nobile rapinatore Lips Tullian venne ancora una volta bandita e così accettò di lavorare a fumetti di propaganda - I 30 casi di Major Zeman- adattamento da una serie televisiva.
Pur facendo il possibile, Saudek si dimostrò di fatto incorreggibile: anche Major Zeman non raggiunse mai il consenso ufficiale.

Alla fine degli anni '80 Kaja Saudek si è ritrovato nell'ambiente underground, a pubblicare fumetti in numero limitatissimo sulle pagine delle edizioni - piuttosto divertenti- della Società degli Speleologi cechi. Ha avuto il suo momento di gloria dopo la Rivoluzione di Velluto del 1989 quando i suoi speleo-fumetti vengono ripubblicati, se dobbiamo credere all'articolo di Tomas Prokupek, in "centinaia di migliaia di copie".
Poco dopo, accade una cosa tipica per l'Europa dell'Est, dato che il sole c'è raramente e solo le nuvole resistono. Il mercato ceco è effettivamente troppo limitato per tutte le riviste che stavano sbucando fuori, e così chiusero i battenti. Kaja Saudek, ovviamente stanco, lasciò i fumetti per l'industria del porno, santuario abituale di tutti quei vecchi fumettisti che non hanno più nessun tipo d'istinto di ribellione, ma solamente mani abili e desiderio di tranquillità.

Nonostante il triste epilogo, la storia di Saudek è tra quelle più allegre, almeno lui ha avuto i suoi bei momenti e ha continuato a lavorare per oltre trent'anni.
Storie come questa, però, sono poche e rare. In ogni saggio su ogni singolo Paese si ripete la stessa storia: giovani promesse che compaiono, lottano per un paio d'anni e poi scompaiono del tutto. Questa non è una storia isolata per l'Est - i fumetti sebbene siano frutto di duro lavoro non sono mai stati pagati quanto le illustrazioni, o rispettate quanto l'animazione (il bulgaro Rumen Petkov, ad esempio, lasciò il suo lavoro fisso da fumettista che andava avanti da 12 anni per lavorare sul cartone animato Johnny Bravo) - ma almeno all'ovest le riviste e gli eroi durano nel tempo, dandoci un'apparente idea di continuità, salute e longevità. Nell'Europa dell'Est, le serie durano per poco e le riviste hanno sempre già superato la loro età dell'oro, ogni nuova iniziativa sembra già abortita in partenza, e intristiscono sempre più i residui lettori con le loro uscite sporadiche (il Lituano Bus Dar, come esempio preso a caso dal mucchio, ha pubblicato il primo numero, promesso la luna, per poi sparire con profonda delusione del nostro corrispondente lituano). Le sorprese sono sempre possibili, come la recente resurrezione dopo lunghi decenni di vuoto della venerabile rivista iugoslava Stripoteka, che attualmente avanza scoppiettando felicemente verso il suo millesimo numero, e, ovviamente Stripburger, la sola rivista coerente e aggregativa che abbia illuminato la crepuscolare decade dell'ultimo millennio. Le eccezioni come queste ci riempiono di speranza, ma non ci fanno certo dimenticare qual è la regola.

E la regola del giorno sembra essere un'altra invasione straniera. Le edicole dell'Est sono assediate dalle imprese con base scandinava di Egmont e Semic, che inondano il continente grigio di ristampe a quattro colori di fumetti a basso costo della Disney e della Marvel. Contro questa industria della stessa-roba-riproposta orientata verso l'importazione, ci sono solamente pagine in bianco e nero di qualche fanzine, alimentate dai sogni del brutto, sporco e giovane. L'unica vera tradizione dell'Est Europa è la mancanza di tradizione, quindi i fumettisti nati nel grigiume si ingobbiscono sulle loro tavole e devono riscoprire tutto di nuovo.

E l'immagine del giovanotto peloso dagli occhiali spessi, rannicchiato in una stanza della casa dei suoi genitori o congelato in qualche cantina affittata, è in poche parole la storia dei fumetti dell'Est Europa. Sempre risorgendo dalle ceneri, sempre lottando contro irrisolvibili disparità, costretti ad imparare solamente dai propri errori.

Condannati ad essere per sempre giovani.

…IL NUOVO…

I mezzi di comunicazione moderni sostengono in tutto e per tutto il culto del giovane, sapendo bene chi ha soldi da spendere. Come risultato si tende a dimenticare che i giovani - per quanto magnifici - non sono tutto quello che c'è, e non sono nemmeno il meglio.
Innegabilmente, il sangue giovane è benvenuto e nuove prospettive sono indispensabili. Le porte verso nuovi mondi dovrebbero essere aperte cosicché lo spiffero lasci passare l'aria ad ammuffiti autocompiacimenti e sicurezze data da linee, tavole e pagine conosciute. Se fatta bene, una nuova voce - pura, incontaminata e idealista - può raccontare una storia vecchissima con abilità e interpretazione tali da renderla ancora nuova. Conosciamo tutti, in quanto profondi conoscitori dei fumetti, l'emozione nell'aprire un libro di un nuovo autore ed essere travolti dalla sua completezza, dalla sua comprensione delle forme e della personalità del mondo attuale. Succede raramente, ma succede.

Accade anche, e questo più spesso, che nelle nuove pagine vediamo solo apparenti giovani promesse. I giovani sono per natura autoreferenziali e faticano a capire come altri non riescano a condividere il fascino verso le loro potenzialità appena sbocciate. Con arroganza innata i giovani chiedono attenzione, esigono cambiamenti, senza puntare verso una direzione, insistono nel voler libertà di parola, pur avendo ben poco da dire. Mentre leggevo Stripburek ho incontrato molte apparenti giovani promesse, ho ascoltato molte richieste, ma ho sentito poche novità.

La mia inclinazione - e a 35 anni sto diventando vecchio per gli standard del mondo del fumetto- la sto già mostrando. Ho già tirato su il mio giardinetto e non mi sento molto a mio agio a guardare queste facce grigie che improvvisamente sbucano da dietro gli alberi o incidono sulle pareti del mio garage imbiancato da poco crudi disegni con i loro coltellini svizzeri rubati. Vorrei farmeli piacere, ma non si lasciano far piacere facilmente.
Nella mia difficoltà, studio però a fondo gli intrusi.

Trovo che il secondo Stripburek non sia altro che ripetizione più che progresso. Certo, ci sono alcuni nomi nuovi (un paio di buoni yugoslavi, un solitario ma interessante rumeno…) e molti Stati appaiono per la prima volta (il Kazakhstan, per esempio, con una striscia piuttosto curiosa) e questo è di certo un bene. Le immagini sono forti e gli stili sono molto individuali, e anche questo è un bene. La prevalenza degli stati della Ex-Yugoslavia rispetto a quelli del resto dell'Est Europa (34 su 20 anche lasciando l'unico esponente ungherese- Krstic- all'Ungheria nonostante Kalman Rubovszky sul numero dell'autunno del 2000 del IJOCA abbia detto che Krstic "non ha niente in comune con la tradizione ungherese") è meno positiva, ma comprensibile, come lo è l'assenza di alcuni lavori più conosciuti (le strisce sul quotidiano dell'Estonia) i cui creatori non hanno sentito un gran bisogno di pubblicare i loro lavori su una rivista in ombra come Stripburek.
Come temi le strisce prese in considerazione hanno gli stessi di 4 anni fa - fluttuano tra satira incazzata, facile cinismo, parabole sempliciotte, inesorabili depressioni e vivisezioni di banalità quotidiane. Questi temi, questi approcci non mi disturberebbero, se non fossero presentati con mancanza di umorismo - di per sé sintomo di immaturità.

I giovani non hanno pazienza: vedono il mondo, si inaspriscono per le prospettive che il mondo offre e contrattaccano senza pietà. Per fare questo i giovani non devono vederci niente di buono nel mondo. Il sistema è marcio - deve esserlo!- il governo disonesto, la famiglia debole, le persone delle bestie. Non ricordo che pochi frammenti di decenza sulle pagine di Stripburek, e pochi personaggi rappresentati come persone e non come nullità o simboli. Mi ricordo paura, rabbia, desolazione e un mostrare i denti senza umorismo nella cruda parodia della risata.

Nessun tipo di umorismo. Umorismo nero, quello sì. Satira, anche quella, quell'invito a ridere degli altri, nascondendo i propri tratti derisibili dietro la corazza dell'arroganza. Anche assurdità. Ma molto poco umorismo. L'umorismo (con qualche eccezione per alcuni cechi) non fiorisce bene sotto i cieli grigi.

Accetto volentieri - per la mia inclinazione?- le facce note che stanno con un piede in due staffe, tra la corrente ufficiale e i fumetti alternativi. Tomas Lavric, Daniel Zezelj e il guru serbo dell'underground Aleksandar Zograf, stanno al di sopra della massa - e oso dirlo- proprio per la loro esperienza acquisita con gli anni. I loro fumetti sono chiari, le loro storie hanno dei personaggi, i loro pensieri o insegnamenti sono portati avanti senza sforzi. Anche altre vecchie conoscenze sono riapparse (Milorad Krstic, Igor Baranko) e stranamente non sono stati cambiati dal passare del tempo, come se l'ultimo Stripburek fosse comparso non più tardi di un mesetto fa.
Wostok & Grabowski hanno presentato per questa antologia di novità una striscia di 6 anni fa. Se non fosse per alcuni animi coraggiosi - come l'albanese Shpend Bengu che viene dalla "terra che non ha una parola per fumetto" e comunque sgobba in solitudine e migliora- concluderei che anche il tempo funziona in modo strano nell'Europa dell'Est.

Che anche il tempo si è fermato.

A causa dei rari pezzi di terreno fertile sparsi qua e là anche questo pacchetto di semi che è Stripburek andrà molto probabilmente perduto. I bambini cresceranno, le loro voci verranno fuori rozze, i loro cuori cresceranno freddi e grigi, e lasceranno i giochi per bambini alle loro spalle. Ci saranno nuovi bambini caricati con la stessa vecchia rabbia e disperazione, gridando le stesse richieste di cambiamento, squarciando con affilate penne lo sconsiderato biancore della carta importata, sperando di aprire un varco verso un mondo migliore. E ci sarà un altro Stripburek, uguale agli altri.

A meno che..

…E TU!

Tu sei Cristoforo Colombo, amico mio, e molto probabilmente sei un uomo migliore di me. Mentre io osservo al sicuro gli intrusi da dietro le tende della mia cucina, sperando che non sporchino troppo l'acqua della mia piscina e incoraggiandoli in silenzio ad andare nel giardino del vicino a violentare il loro bassotto, tu potresti aprire la porta e offrire loro una merendina. Mentre io guardo le strane piante che hanno fatto crescere nel mio giardino fiorito, tenendo una vanga in un mano e un tagliaerba nell'altra, tu potresti innaffiarle e controllare che ricevano abbastanza luce del sole.

Potresti incoraggiare un miracolo.

L'Europa dell'Est è un subcontinente sperduto ricco di storia, talento e sofferenza- gli ingredienti perfetti per formare un artista. Ma non è ancora abbastanza. Pochi artisti prosperano tra avversità continue; per maturare hanno bisogno di una gentile doccia di apprezzamenti, di un raggio di successo, del ricco terreno dell'amore. E questo è il motivo per cui Stripburek ha scavalcato la tua siepe. I fumettisti qui radunati vogliono amore, ma sono troppo timidi o orgogliosi per chiederlo. Devi decidere tu, Cristoforo, se uscire, aprirti una birra e accoglierli nel tuo giardino, dentro la tua casa.

Nel tuo cuore.

(E per favore, non arrabbiarti troppo se, durante i primi mesi, otturano le tubature alleggerendosi nei posti sbagliati.)

(*)Questo articolo è stato scritto con l'aiuto di una legione di coraggiosi corrispondenti, troppi da citare per nome, senza i quali questa introduzione sarebbe stata molto peggio, anche se più corta.
Le storie e gli articoli dei nostri corrispondenti si possono trovare su internet.

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3) Guardare (e leggere) ciò che non si può guardare Dario Morgante
Perchè nei Balcani fanno fumetti anzichè pensare a cose più serie?

Se l'immagine dei Balcani che si ha in Italia è un cross over tra le spiagge della Dalmazia e le fosse comuni del Kosovo allora si può serenamente affermare che l'immagine che nei Balcani hanno dell'Italia è una macedonia di Adriano Celentano e Alan Ford. Come a dire, non è colpa nostra, e non è colpa loro. Se poi qualcuno volesse aprire un po' più gli occhi scoprirebbe che la vita nei Balcani è in realtà più semplice, più felice e più tragica di quello che si immaginava.
Se pensate che sia dura fare fumetti nella tristissima ed infinita provincia italiana allora provate ad essere l'unico disegnatore esistente in Albania o a disegnare pupazzetti in Kazakhistan, dove l'impresa consiste essenzialmente nel sapere che esistono, i fumetti.
Insomma, è dura, e i fumetti che arrivano da quelle regioni poco felici sono duri anch'essi. I segni graffiano la pagina, la masticano, urlano. Sono spesso popolati di incubi, ricordano la follia picassiana e i dada molto più di quanto non ricordino i supereroi della Marvel. Certo, bravi professionisti della linea chiara e del segno hi tech popolano le rive del Danubio, o più prosaicamente la periferia di Sarajevo. Lavorano tutti immancabilmente per l'occidente, per gli americani, i francesi e gli italiani. Manodopera diligente, seria e rispettosa delle scadenze. Ma non abita lì l'anima di quei posti. E non abita nemmeno negli orridi cloni dei supereroi che ogni stato in guerra durante il decennio terribile che ha chiuso il novecento ha diffuso e propagandato per "formare" culturalmente i propri ragazzini. I comic book con gli eroi ustascia o la serie con protagonista il comandante Arkan sono il corrispettivo balcanico degli eroi presidenziali americani come Superman e compagnia cantante.
I fumetti non possono aiutare il lettore occidentale a comprendere la realtà dei balcani, anzi, più facilmente lo confondono, come leggere gli appunti intimi di una persona sconosciuta, di un'altra età e abitante in una città aliena. Possiamo guardare le pagine della rivista Stripburger, come se guardassimo un documentario su Marte. Non apprendiamo nulla, tranne che il più delle volte gli autori sembrano - e probabilmente sono - fuori di testa.
La verità è che non c'è modo per capire, neanche saltando su un aereo per scenderne a Zagabria o a Belgrado, o prendendo un treno per sbarcarne a Lubiana, a Sofia, a Pecs o a Timisoara. La realtà dei Balcani ci rimarrà sempre ignota, assieme alla "follia slava" e ai divertenti ma misteriosi film di Kusturica.
Per questo dobbiamo assolutamente guardare e leggere le nuvole parlanti provenienti da oltre la ex cortina di ferro, farci ispirare e rifletterci sopra. Perché è come leggere quel famoso diario. Senza forse poter capire, ma almeno provandoci. Aprendo varchi di comunicazione, perché quello è l'obiettivo del vero fumetto, quello è il senso della reciprocità umana. "Non dico di capirti, ma ti rispetto".
A questo punto, nella prima versione del mio articolo, il cursore lampeggiava sulla parola fine, ma il pezzo è tornato indietro con delle note che dicevano pressapoco "sei sicuro che i Balcani siano tutti un mucchio?" e "Fai dei nomi". Ora si potrebbero spendere fiumi di parole (e io l'ho fatto, aimé) per dire quanto i popoli dei Balcani e i loro fumettisti siano simili e al tempo stesso diversi. A me sembra che ci siano profonde similitudini, una vera via balcana al fumetto, ma rimarrei legato ad una percezione distorta della realtà. Perché leggo e traduco e qualche volta pubblico i fumetti underground, che sono bellini e simpatici quanto vuoi ma che ovviamente non sono la cosiddetta cultura ufficiale. L'ultima volta che sono stato a Belgrado leggevano tutti una orrida rivista di satira politica a fumetti, ma l'idea che mi ha dato era di uno scimmiottamento fuori tempo di Mad. E riguardo a quel fatto di fare dei nomi... me ne viene in mente uno solo, Milcho Manchevski, che non disegna fumetti, almeno non che io sappia, ma dirige film. Il signore in questione è macedone, e precisamente l'unico regista macedone che esista al mondo, il che non deve sorprendere visto che in tutta la Macedonia vi sono sei sale cinematografiche, e l'anno scorso al Festival di Venezia presentò il suo "Dust", storia di fratelli e coltelli tra New York e i Balcani, allegoria selvaggia del secolo orribile e appena trascorso. Nel film una carneficina finale spazza via tutti, buoni e cattivi, giusti e ingiusti, invasori e partigiani. E Corto Maltese. Che c'entrava il personaggio creato da Hugo Pratt e diventato nel tempo una icona del fumetto d'autore all'europea? Lo ignoro, ma c'era, e tirava le cuoia. Benvenuti nei Balcani.

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4) givin' comix a web name since 2k1 Gianluca Costantini
Che cosa è inguine.net | Inguine è un progetto per un sito Web dedicato al fumetto contemporaneo e alle sue potenzialità espressive in rete. I principali obiettivi di Inguine sono quello di far conoscere autori spesso estranei ai circuiti della grande pubblicazione e distribuzione e quello di esplorare - a partire dai fumetti originali - le possibilità di collaborazione e invenzione fra giovani creativi provenienti da ambiti molto diversi. Perchè si chiama così | Inguine nc (anat) the front part of the body below the stomach near the top of the legs (= groin)
Il manifesto |
Mi chiedo ancora ed ancora se non sia meglio mettere il punto d'un proiettile all'essere mio. Oggi io darò per l'appunto un concerto d'addio.
Vladimir Majakovskij
Distruggi-ti da tutto (ciò) che legittimo/illegittimo e sacro.
Sconsacrata l'arte ufficiale/ricca… derubala. Arte come necessitàdiDNA. · Il trattamento della luce al limite estraneo dell'Arte, rifiuta la relativa libertà privilegiata.
Sul piano estetico afferma l'espulsione dell'Omicidio Storico.
Accettare di uccidere il nuovo non sostiene la rivolta.
La febbre fedele suo malgrado fa male?
L'Arte, almeno, afferma l'istinto della dignità morale, che ha nome nella Bellezza.
Piangerai, ma educherai la tua visione ad uccidere e ad essere uccisa. · La nostra risposta è "Sconfiggere il mondo che la insulta". L'uomo dall'amaro nutrimento non esclude nulla, il sacrificio del capire lo lasciamo agli adolescenti, siamo uomini dal tratto squarciato, siamo uomini che rifiutano l'azione lucida.
Accetti tutto ciò per la tua Personale sicurezza.
· C'è soltanto il vedere che è il fare. La struttura di ognuno è voltata di spalle, la contraddizione è strutturata dall'Osservatore, e il principio è un'attività avvelenata. Le cose prodotte dalla tua mente sono spiagge di parole, lunghe e di legno duro. Ogni rafforzamento dell'immagine è un movimento di pensiero. · Percepiamo il multiforme oggettivo poeta lirico e adattiamo il nostro esprimersi ad una confessione critica.
Meditiamo l'accaduto senza dubbi sulla realtà. L'origine dell'idea è estranea al corpo allegorico.
Convinciamoci alla funzione automatica. Siamo un sistema circolatorio dominato dalla pelle.
Contro l'ingiustizia editoriale/vitale, per la distruzione dell'imposizione visiva. Per la distruzione dell'oscurità collettiva. Per l'aborrimento del pensiero concettuale.
· Siamo l'alba della Carne.
Come funziona| BENE! Ma chi vi paga? | Padrone dove sei? Padrone vieni a prendermi! Favorisca i documenti|Gianluca Costantini Ozymandias, Marco Lobietti Chemical Web, Alessandro Micheli Organ Perceptive

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1) I fumetti degli uomini grigi Manuela Gandini
I fumetti degli uomini grigi
Benvenuti nelle storie strette e buie, nei bugigattoli oscuri, nelle stanze dei giovani talenti rannicchiati su se stessi in attesa di niente. E' cominciato a Ravenna il Balkanfestival dalle atmosfere transilvane, la mostra dei fumettisti dell'Est europeo, nell'ambito del Festival dell'Unità, con l'invitante titolo "Per ventiquattromila baci", la canzone simbolo che per Emir Justurica rappresenta il momento dell'ingresso dell'iconografia dell'Ovest nella Jugoslavia titina.
Organizzata dall'Associazione Culturale Mirada e prodotta dal Forum Ljubiana e dalla rivista di fumetti slovena Stripburger, la mostra apre le porte sull'Est rimaste chiuse per varie ragioni: la mancanza di tradizione del fumetto d'autore nei Paesi (Jugoslavia esclusa), la repressione culturale e la ridottissima distribuzione, anche dopo il crollo del muro, di riviste autoprodotte dalla durata di "un aborto".
Se il fumetto serbo è il più forte dal punto di vista narrativo e grafico - come le storie di Aleksandar Zograf, il quae mandava quotidianamente via radio e via e-mail i resoconti dei bombardamenti Nato, pieni di humor e di paura, nati da una specie di dormiveglia, lestrisce di Repubblica Ceca, Polonia, Russia raccontano frammenti di vita privata e strade senza uscita. Le visioni dell'Est sono gotiche, crepuscolari, espressioniste. Gli autori, non avendo avuto i supereroi occidentali colorati e potenti, si rifanno alla storia dell'arte, come la macedone "fumettista dadaista" Ivanka Apostolova che ritaglia figure incollandole una sull'altra. "In Albania - dice Shpend Bengu - non esistono neanche la parola fumetto, perchè la sola idea, sinonimo di Occidente, è stata interdetta dal regime".
Le storie e le atmosfere delle 160 tavole esposte attorno alla casetta di cartone che riproduce un negozio di burek, la focaccia balcanica, raccontano soprattutto le singole identità. Se nell'area balcanica c'è una forte concentrazione emotiva sulla guerra e gli eventi politici, nelle strisce dei polacchi Tomaszewski e Skutnik o di Pavel ci sono stanzette buie, in bianco e nero, che contengono vicende personali, frustrazioni e ambizioni mai dipanate nella realtà. "Ci accusano di essere cupi - hanno detto - ma questa è l'unica realtà che viviamo". Una realtà al minimo perchè è sulla terra "degliuominigrigisottocieligrigi" scrive caustico Darko Macan nel catalogo di "Stripburek". In Paesi dove sono arrivati Disney e Marvel, penetrate invasivamente con strisce a basso costo, i non-eroi slavi, protagonisti in soggettiva di un'arte (quella storica) minimizzata e frantumata, rischano, se va bene, di finire come Kaja Saudek, "il Re dei fumetti cechi", all'industria del porno, o scomparire nel giro di due anni seppellendo sotto l'inchiostro i loro talenti. Un ricco calendario d'incontri con gli autori accompagna la manifestazione.
"Per ventiquattromila baci" Festa Provinciale dell'Unità (Pala de Andrè), Ravenna.

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1) Dal comunismo al capitalismo messe al bando le strisce dei supereroi Paolo Guiducci
In Slovenia non esiste neppure una libreria specializzata, gli editori non credono nel valore culturale del medium e così anche un campione di incassi e di globalizzazione come l'Uomo Ragno ha dovuto attendere il film omonimo per fare il suo ingresso in edicola, in compagnia degli italici Tex e Dylan Dog, e delle ristampe Disney e Marvel. La Lituania prometteva grandi cose con la rivista Bus Dar, ma dopo il primo numero è sparita. In Albania va anche peggio, tanto che la terra delle aquile non è riuscita neppure a coniare una parola per dire fumetto. Le nuvole parlanti, insomma, non sembrano essere di casa nei Balcani."C'è da pensare a cose più serie di eroi di carta e vignette" è la difesa d'ufficio dell'industria culturale. E' stato così durante il comunismo, la cui ideologia proclamava il fumetto "un prodotto del perverso gusto occidentale", e l'ostracismo si è ripetuto negli anni Novanta, all'epoca delle nuove democrazie dell'est, perché i comics non rientravano nello schema "diventa-ricco-in-fretta". Ideologicamente inaccettabile e povero commercialmente, il fumetto (come altre arti visive) messo alla porta è continuamente rientrato dalla finestra della fantasia e dal talento -di schiere di autori. Alcuni di questi, sfuggiti per tempo alle grinfie del continente grigio, come Enki Bilal e Gil Kane, sono diventati vere e proprie star in Europa e negli Usa, atri come Darko Macan rappresentano il nuovo che avanza capace di alternare ottime prove su classici come Star Wars e offrire novità di grande rilievo come Grendel, storia futuribile ricca di riferimenti ai conflitti nei Balcani. La maggior parte degli autori però è rimasta in patria, in Macedonia come in Slovenia, dando vita a un movimento underground ma ricco e variegato. Un universo creativo del quale c'è una ricca rappresentazione nella mostra per ventiquattromila baci, allestita al Pala de André di Ravenna (ingresso gratuito) fino al 16 settembre. Organizzata dall'associazione Mirada dalla rivista slovena Stripburger, mutua il titolo dall'omonima canzone di Celentano, una sorta di ambasciatore dell'italianità nei Balcani (insieme al grottesco Alan Ford di Magnus&Bunker, capace di vendere nei tempi d'oro della ex Jugoslavia fino a 60mila copie) e più in generale colonna sonora "al tempo in cui l'iconografia dell'ovest è arrivata fortemente nella nostra società, è entrata nelle nostre case attraverso l'Italia e, in qualche modo, attraverso radio Luxembrug e la cultura anglosassone del rock" secondo la sintesi del regista Emir Kusturica, il cui premiatissimo Ti ricordi di Dolly Bell non a caso è scandito quasi ossessivamente dal motivo del molleggiato. Centosessanta tavole originali, appositamente prodotte per l'esposizione, illustrano il lavoro di molti artisti slavi alcuni dei quali autori di culto anche in Italia come Tbc, Zograf e Zezely (gli ultimi due, tra l'altro, presenti a Ravenna nei giorni della mostra).Zezely nativo di Zagabria e nomade per necessità, ora lavora tra Seattle e l'Italia anche per colossi come la Dc Comics (la casa editrice di Spiderman e Batman), ma molti lo ricordano ancora per Il ritmo del cuore presentato da Federico Fellini.
Giornalista musicale, Zograf è approdato al fumetto da adulto, affidando a carta e pennello le impressioni di una guerra che ha vissuto sulla pelle nella casa di Pancevo assieme alla moglie Gordana. Adottato quasi come corrispondente da Gianluca Nicoletti per la sua trasmissione radiofonica Golem, Zograf disegna su ogni supporto cartaceo gli capiti a tiro, retaggio dei giorni bui del conflitto. "Purtroppo il valore di questi autori e più in generale del fumetto non è sempre compreso in patria" ammette Igor Prassel, una delle colonne portanti di Stripburger, la rivista più famosa e longeva (è nata nel 1991) dei Balcani.
Trentun'anni, Prassel per vivere lavora alla Cineteca di Belgrado, nel tempo libero anima la rivista. "Purtroppo gli editori non comprendono che capolavori come o La ballata del mare salato potrebbe dare ottimi risultati anche di vendita. Qualche squarcio di ottimismo arriva dalla Macedonia, dove un gruppo di autori sta organizzando la prima mostra di comics. Alla testa del gruppo c'è Ivanka Apostolova (presente a Ravenna). Per la "fumettista dadaista" o comic coquette, come si definisce, "si tratta di un'occasione unica per conoscere l'immaginario e l'ascesa della nona arte, in un Paese come la Macedonia, che sta ridisegnando il proprio sguardo".

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