Mole Vanvitelliana, Ancona
Dal 30 agosto al 6 settembre 2009.
Festival Adriatico Mediterraneo
E sempre sul tema del confine e delle verità complesse, celate dove lo scontro diventa guerra, è centrata la mostra alla Mole Vanvitelliana, di cui Mirada cura la parte dedicata al fumetto.
Beirut – Sarajevo. La speranza di vivere include infatti la mostra dedicata ai fumettisti libanesi, Cedri a fumetti: disegnatori dal Libano, presentata per la prima volta in Italia al Festival Komikazen 2008 di Ravenna. Inaugura alle ore 18 di domenica 30 agosto.
L’autrice più rappresentativa è senza dubbio Zeina Abirached, nata a Beirut nel 1981 e spesso paragonata all’iraniana Marjane Satrapi. Con i disegni racconta la sua infanzia in una casa situata sulla “linea verde”, zona di demarcazione che tagliava in due la città di Beirut durante la guerra civile. Il gioco delle rondini, (pubblicato in Italia da Becco Giallo) è una raffinata prova narrativa di una giovane disegnatrice del Vicino Oriente racconta con delicatezza e disincanto una notte di guerra a Beirut durante la guerra civile. Oltre a Zeina, sono esposti i lavori di Mazen Kerbaj, noto in Italia per le sue storie pubblicate da Internazionale, il cui libro edito da l'Association in Francia ha riscosso un notevole successo, e inoltre Michèle Standjofski (giovane maestra di questa interessante generazione di narratori), Farah Nehmé Alba, Noura Badran, Ralph Doumit, Ghadi Ghosn, Lena Merhej.
Della Merhej sarà inoltre visibile l'animazione “Drawing the War” (Disegnando la guerra) con cui ha vinto nel 2003 il Premio Giuria del 36mo Exposition Festival di New York.
La sezione dedicata al fumetto libanese dà spazio ad una nuova scena di disegnatori, ironici, originali, fuori dagli schemi del mainstream, in grado di raccontare con la propria voce un luogo e un'identità facilmente preda dei pregiudizi e delle etichette preconfezionate.
La mostra di Ancona è però un percorso articolato in modo più ampio da sezioni curate direttamente dal Festival Adriatico Mediterraneo e da Piero del Giudice (per la parte dedicata a Sarajevo).
Fotografica è la rappresentazione della dura realtà dei campi profughi palestinesi in Libano.
Le fotografie sono il frutto di un lavoro realizzato nel campo di Mar Elias nel cuore della capitale libanese Beirut, cui hanno collaborato alcuni giornalisti e fotografi italiani, quali Patrizio Esposito e Mario Boccia, che hanno conosciuto la realtà dell’esilio palestinese durante varie permanenze, a partire dal 2000.
Sarajevo è raccontata dalle fotografie di Danilo Krstanovic, importante fotoreporter, sarajevese, che ha documentato le tragedie e i mutamenti della sua città, come corrispondente della Reuter, sui maggiori quotidiani del mondo.
Il percorso prosegue con le opere di Edin Numankadic, uno dei principali artisti di Sarajevo. Le sue tele sono come pietre che recano incise iscrizioni: parole e frasi per un linguaggio del gesto, una coreografia di segni. Alle tele si accompagna una selezione delle sue “scatole della memoria”, contenitori di storie per sopravvivere. È fondatore del gruppo artistico Spazio-Forma.
Ha esposto le sue opere in ogni parte del mondo, sia con mostre personali che collettive. Per due volte (nel 1993 e nel 2003) ha rappresentato la Bosnia-Erzegovina alla Biennale di Arte Contemporanea di Venezia, con il progetto “Witness of Existence”.
Zeina Abirached
Libanese, Zeina Abirached è nata a Beirut nel 1981. Vive attualmente fra Beirut e Parigi. Dopo gli studi all’Accademia libanese di Belle Arti (ALBA), ha seguito un corso di specializzazione in animazione alla Scuola Nazionale di Arti Decorative a Parigi. E’ l’autrice di [Beyrouth] Catharsis, primo premio del festival di fumetto di Beirut nel 2002 e del “libro-oggetto” 38 rue Youssef Semaani. Ha trascorso la sua infanzia in una casa situata sulla “linea verde”, zona di demarcazione che tagliava in due la città di Beirut durante la guerra civile. Sua madre inventa per lei ogni giorno una storia per nascondere la realtà della guerra che si svolge a qualche metro dalla loro strada. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Beirut, si ispira a questo episodio per realizzare il suo primo album, Catharsis. Dove si trova, in bianco e nero, in uno stile affinato, tutta la gravità di Beirut mescolata allo sguardo di una bambina che scopre alla fine la realtà del mondo. Zeina Abirached prosegue questo filone di album autobiografici con 38 rue Youssef Semaani, suo secondo album dove il titolo è il suo indirizzo personale. E vi disegna con la stessa poesia e gli stessi contrasti le figure familiari dei vicini e dei commercianti che hanno appreso l’oblio della guerra. rondini, dona a Beirut il personaggio principale al quale si aggiunge il tema della fuga verso altro.
komikazen.jimdo.com/zeina_abirached.php
Mazen Kerbaj
Mazen Kerbaj è nato a Beirut nel 1975 dove tuttora risiede. Le sue principali attività sono i fumetti, la pittura e la musica. Nel marzo del 2000 pubblica uno dei suoi lavori più personali nel suo Journal 1999 e ha pubblicato da solo altri otto libri e molti racconti. Sempre nel Duemila suona per la prima volta in concerto allo Strike's pub di Beirut. Questo concerto, in duo con la saxofonista libanese Christine Sehnaoui, è forse il primo concerto di musica improvvisata in Medio Oriente. Nel 2001, insieme con il chitarrista Sehnaoui Sharif, crea MILL, l'associazione che cura ogni anno Irtijal, un festival internazionale di musica libera a Beirut e vari concerti e manifestazioni (Irtijal ha visto nel corso degli anni alcuni grandi improvvisatori come Fred Van Hove, Johannes Bauer, Lê Quan Ninh, Franz Hautzinger).
Collabora con Sharif Sehnaoui , Christine Sehnaoui, Raed Yassine, Charbel Haber, Jad Balaben, Jassem Hindi, Franz Hautzinger , Helge Hinteregger, Lê Quan Ninh, Bertrand Denzler, Stéphane Rives, Edward Perraud, Taku Unami, Guillermo Gregorio, Gene Coleman, Toshimaru Nakamura, Michael Zerang, Fred Lonberg-Holm, Jim Baker, Jack Wright, Mike Bullok, Vic Rawlings, David Stackenas, Martin Küchen, Axel Dörner, Tatsuya Nakatani, Ricardo Arias, Jason Khan.
www.kerbaj.com
***************************************************************************************
Dov’è il fumetto libanese ?
di Michèle Standjofski
Testo realizzato per l'esposizione "Cedri a fumetti: disegnatori libanesi" a cura di Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, Santa Maria delle Croci, Ravenna, 2008. La mostra faceva parte del Festival del fumetto di realtà Komikazen 2008.
Per informazioni sulla pubblicazione di questo testo info@mirada.it
Il testo è © di Michèle Standjofski
Dov’è il fumetto libanese? E soprattutto, il fumetto libanese esiste veramente?
Possiamo rispondere di sì, cento volte sì, se lo giudichiamo sulla base dell’entusiasmo, dell’energia, del potenziale di un gruppo di appassionati, ma anche per la qualità e la diversità di produzione.
Dobbiamo rispondere no, se consideriamo l’assenza di strutture editoriali solide, di supporti distributivi duraturi e di … mercato.
Per lungo tempo, il fumetto libanese si è limitato alle edizioni per l’infanzia con prodotti come Bissat el rih, Tarikhouna, o Samer, fortemente influenzati dal fumetto egiziano degli anni ’50.
Negli anni ’80 però le cose cominciano a cambiare. Georges Khoury (Jad) pubblica il suo primo albo, Carnaval, che è anche la prima opera adulta del fumetto libanese e, sulle pagine del quotidiano An Nahar, compaiono una serie di strisce satiriche brevi, Abou Chanab; poi prosegue con la sua versione de Le mille e una notte e la biografia a fumetti di Sigmund Freud.
Sul quotidiano francofono L’Orient-le Jour, Michèle Standjofski comincia nel 1980 a presentare recensioni sul mondo del fumetto (presentazione di albi e autori, reportage su festival e mostre) che incoraggiano alcuni librai a diversificare i materiali di importazione di fumetto.
La rivista giovanile Samer accoglie sulle proprie pagine Mike Nasreddine, un disegnatore formatosi allo studio di Neal Adams, il quale regala un soffio di novità alle avventure tradizionali di Chater Hassan.
Jad crea un atelier di fumetto, chiamato Jad workshop, da cui nasce un’opera collettiva.
Nel 1984 e nel 1988, due mostre di fumetto libanese sono organizzate al festival di Angoulême.
Nel 1987, Michèle Standjofski crea su l’Orient-le Jour una striscia bisettimanale, Beyrouth-Déroute, satira socio – politica che mette in scena, per dieci anni, una coppia di libanesi medi.
Nel 1988, per impulso del libraio Nadim Tarazi, l’ufficio culturale dell’ambasciata di Francia organizza il primo festival del fumetto libanese, con la collaborazione dei disegnatori Jad, Rita Saab e Michèle Standjofski. Questo festival comprende esposizioni collettive di autori nazionali e internazionali, tavole rotonde, concorsi, interventi di disegnatori stranieri ecc.
Il fumetto entra anche all’Università con un seminario aperto a l’USEK poi all’ALBA.
Nel 1995, la rivista l’Orient-express pubblica i fumetti di Michèle Standjofski poi di Mazen Kerbaj.
Rita Saab fonda il sindacato dei grafici e disegnatori di fumetto, che organizzerà nei tre anni successivi, tre edizioni di festival del fumetto.
Nel 2000, l’Accademia di Belle Arti libanese (Alba) crea l’indirizzo « Illustrazione e fumetto» e si lancia nella pubblicazione di fumetti degli studenti (Journal di Mazen Kerbaj , Cri di Ghadi Ghosn , L’orchestre des siffleurs chauves di Ralph Doumit…)
Tony Sfeir, proprietario del negozio di musica La Cédéthèque, allarga la sua attività ai fumetti e si assume il rischio di importare libri da cataloghi di editori indipendenti europei; inoltre edita direttamente, tra gli altri, Duo di Chadi Aoun e Jad Sarrout e L’autre et lui di Maya Majdalani.
Nel luglio del 2006, Mazen Kerbaj registra quotidianamente sul suo blog le aggressioni israeliane. I suo disegni sono raggruppati in un albo edito in Francia da l’Association.
Dopo il suo Beyrouth Catharsis pubblicato da ALBA e 38,rue Youssef Semaani, oggetto delizioso e indefinibile, Zeina Abi-Rached pubblica in Francia per l’editore Cambourakis, Partir, mourir, revenir, c’est le jeu des hirondelles. Questo libro, che racconta la sua infanzia sulla linea verde durante la guerra a Beirut, è stato nominato come miglior opera ad Angoulême.
Nel 2008, il collettivo d’autori Samandal pubblica la sua prima raccolta di fumetti : un’antologia di 176 pagine in tre lingue che ambisce a promuovere la diversità, la complessità e la libertà di espressione. I suoi fondatori sono: Hatem Imam, Omar Khouri, Léna Merhej e Tarek Nabaa. Gli autori pubblicati in questo primo numero: Mazen Kerbaj, Elyse Tabet, Fouad Mezher, Farah Nehmé, Barrak Rima, Isabelle Boinot et Andy Warner.
Sempre nel 2008, tre studenti dell’ALBA (Ghadi Ghosn, Ralph Doumit e Toufic Khairallah) hanno lanciato una fanzine, Le Misérable, modesta e ambiziosa allo stesso tempo, come la maggior parte dei fumetti menzionati.
Molta vitalità dunque, molto dinamismo e potenziale creativo in questi tentativi eroici – ed anche molto differenti tra loro. Pertanto, il fumetto libanese soffre di un’assenza totale di strutture editoriali serie e distributive : è questo che impedisce ai suoi autori di consacrare i loro tavoli e le loro matite interamente ad esso.
Rovescio positivo della medaglia : questo ritardo indefinibile ed imposto allo stadio di balbuzie, garantisce al fumetto libanese l’entusiasmo e la franchezza dei pionieri.
|