SE IL CUORE BATTE A ISTANBUL
SI CHIAMA «LEMAN», E’ UN SETTIMANALE DI SATIRA. IN MOSTRA A RAVENNA.
CUORE MATTO. In Italia non c’è più “Cuore”, in Turchia invece sì. Si chiama “LeMan”, ed è una vera e propria istituzione della satira. Una rivista settimanale di attualità e politica tutta a vignette e fumetti, che esce da quindici anni in 150mila copie senza mai risparmiare ironia, sarcasmo e battute al vetriolo sui vizi del potere e della società. Un buon modo per guardare da vicino (e da un angolo diverso) la realtà della Turchia, “ponte” in bilico tra Oriente e Occidente, fra tradizione e modernità, impegnata in un controverso cammino per entrare nell’Unione europea. L’occasione per dare un’occhiata a questo mondo è a Ravenna, dove è stata inaugurata ieri la mostra di tavole e vignette «La Turchia ride» (fino all’8 aprile alla galleria d’arte Mirada, via Mazzini 83, a cura di Gianluca Costantini ed Elettra Stamboulis, info e orari: tel . 0544 217359). In esposizione, nell’ambito del festival del fumetto di realtà Komikazen, le opere degli autori e dei disegnatori di “LeMan”. Che sulle pagine della rivista hanno creato una serie di personaggi e “tormentoni”, specchio satirico di comportamenti, idee politiche e religiose della popolazione di una Turchia che sta cambiando. Facciamo così la conoscenza con Killanan Adam, disegnato da Ahmet Yilmaz: il tipico padre turco che rimpiange sempre le tradizioni e il passato, ma al tempo stesso vorrebbe vedere il suo popolo volare nello spazio. Oppure con il rude Kolazak, creato da Mehmet Cagcag: un tassista dalla doppia morale che costringe la sua fidanzata a portare il velo, e intanto si concede scappatelle con un amante travestito. Alle coppie in Turchia è dedicato il lavoro di un’altra disegnatrice, Ramize Erer, che ha realizzato un libro dal titolo “Matrimoni”. Lo pubblicherà presto in Italia la casa editrice ravennate Fernandel. La satira di “LeMan” non ha sempre avuto vita facile: in Turchia, come ha confermato la recente denuncia dello scrittore e premio Nobel Orhan Pamuk, gli intellettuali dissidenti possono ancora finire nel mirino del censura e sotto processo. Ai due fondatori della rivista, Mehmet Cagcag e Tuncay Akgun, entrambi ieri ospiti a Ravenna, è capitato in passato di vedersi ritirare il passaporto durante gli anni della dittatura militare.