Kamel
Klhélif
Algeri e Marsiglia:
cosa unisce queste città così differenti,
ma per certi versi così simili? Ce lo racconta Kamel
Khélif attraverso la sua arte.
Nato ad Algeri nel 1959, all’età di 5 anni
si trasferisce in Francia insieme alla famiglia per stabilirsi
a Marsiglia, dove tutt’oggi risiede. E proprio questa
città portuale, dai mille contrasti e sempre in fermento,
approdo di emigranti magrebini e residenza di molti gitani,
diventa il motivo del tormento e insieme il terreno fertile
delle riflessioni del giovane Khelif. “Il était
impossible de vivre d’une manière singulière
… un individu seul pouvait être vu d’une
manière anormale, voire dangereuse. ” L’autore
definisce così la società marsigliese in cui
è cresciuto: un ambiente in cui era difficile muoversi
e crescere autonomamente, senza essere giudicato anormale,
e in cui era necessario un gruppo al quale aggregarsi. Gli
anni dell’adolescenza sono per questo particolarmente
turbolenti, come dimostra il fatto che a 17 anni Khelif
abbandona l'istituto professionale, per poi ultimarlo successivamente,e
a 19 si trasferisce per qualche mese in Normandia, per poi
tornare a Marsiglia. Ma sono anche gli anni in cui emerge
prepotentemente in lui il desiderio di disegnare, una passione
che continuerà e sarà sempre presente anche
quando dovrà affrontare mestieri diversi. La carriera
di disegnatore prende il via dopo il 1990 grazie all'incontro,
e alla collaborazione per la realizzazione di un libro,
con Edmond Baudoin per proseguire con l'importante cooperazione
con Nabil Farès, psicoanalista, scrittore e sceneggiatore
di molte sue opere.
Lo stile fortemente pittorico di questo artista è
caratterizzato dall'uso del bianco e nero, una passione
nata negli anni '80 con la scoperta di Silence, del francese
Didier Comès, e di Spirit, del newyorkese Will Eisner,
ma ciò che lo distingue maggiormente è l'applicazione
di questi colori attraverso tecniche miste, come accade
in Ce pays qui est le votre, in cui mescola inchiostro e
carboncino e altri materiali. Fondamentali sono anche le
tematiche affrontate dall'artista: il tema dell'immigrazione,
della perdita di identità di chi lascia la propria
patria, il senso di esilio, sono tutti raccontati attraverso
microstorie ambientate nei quartieri di città della
Francia e dell'Algeria. Ha inoltre realizzato illustrazioni
per Il Profeta di Gibran e ha disegnato per Homicide di
Amine Medjidoub per le edizioni Z, prima di passare alla
casa editrice Fremok per la quale diversi libri, tra cui
su sceneggiatura di Farès Les Exilées, Histoires
e La petite arabe qui aimait la chaise de Van Gogh.
(Valentina Baruzzi)
|