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- Nicole Schulman copertina del libro "WOBBLIES!", Industrial Workers of the World, Verso Books
- Felipe H. Cava illustrazione tratta da "11-M once Miradas" http://www.edicionsdeponent.com
- Phoebe Gloeckner vignetta tratta da "Vita da bambina"
- Gianluca Costantini illustrazione per concorso "La battaglia di Algeri" >>
- Tomaz Lavric TBC vignetta tratta da "Tempi nuovi" edizioni Magic Press
 
   
Kamel Klhélif
Algeri e Marsiglia: cosa unisce queste città così differenti, ma per certi versi così simili? Ce lo racconta Kamel Khélif attraverso la sua arte.
Nato ad Algeri nel 1959, all’età di 5 anni si trasferisce in Francia insieme alla famiglia per stabilirsi a Marsiglia, dove tutt’oggi risiede. E proprio questa città portuale, dai mille contrasti e sempre in fermento, approdo di emigranti magrebini e residenza di molti gitani, diventa il motivo del tormento e insieme il terreno fertile delle riflessioni del giovane Khelif. “Il était impossible de vivre d’une manière singulière … un individu seul pouvait être vu d’une manière anormale, voire dangereuse. ” L’autore definisce così la società marsigliese in cui è cresciuto: un ambiente in cui era difficile muoversi e crescere autonomamente, senza essere giudicato anormale, e in cui era necessario un gruppo al quale aggregarsi. Gli anni dell’adolescenza sono per questo particolarmente turbolenti, come dimostra il fatto che a 17 anni Khelif abbandona l'istituto professionale, per poi ultimarlo successivamente,e a 19 si trasferisce per qualche mese in Normandia, per poi tornare a Marsiglia. Ma sono anche gli anni in cui emerge prepotentemente in lui il desiderio di disegnare, una passione che continuerà e sarà sempre presente anche quando dovrà affrontare mestieri diversi. La carriera di disegnatore prende il via dopo il 1990 grazie all'incontro, e alla collaborazione per la realizzazione di un libro, con Edmond Baudoin per proseguire con l'importante cooperazione con Nabil Farès, psicoanalista, scrittore e sceneggiatore di molte sue opere.
Lo stile fortemente pittorico di questo artista è caratterizzato dall'uso del bianco e nero, una passione nata negli anni '80 con la scoperta di Silence, del francese Didier Comès, e di Spirit, del newyorkese Will Eisner, ma ciò che lo distingue maggiormente è l'applicazione di questi colori attraverso tecniche miste, come accade in Ce pays qui est le votre, in cui mescola inchiostro e carboncino e altri materiali. Fondamentali sono anche le tematiche affrontate dall'artista: il tema dell'immigrazione, della perdita di identità di chi lascia la propria patria, il senso di esilio, sono tutti raccontati attraverso microstorie ambientate nei quartieri di città della Francia e dell'Algeria. Ha inoltre realizzato illustrazioni per Il Profeta di Gibran e ha disegnato per Homicide di Amine Medjidoub per le edizioni Z, prima di passare alla casa editrice Fremok per la quale diversi libri, tra cui su sceneggiatura di Farès Les Exilées, Histoires e La petite arabe qui aimait la chaise de Van Gogh.
(Valentina Baruzzi)


 
 
 
       

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