Felipe
Hernandez Cava
È uno dei più
importanti sceneggiatori di fumetto spagnoli, oltre ad occuparsi
di critica d’arte e a sceneggiare per la televisione.
Negli anni ’80 è stato redattore di riviste
come Madriz o Medioz Revueltos, che hanno segnato la cosiddetta
nouvelle vague ispanica. Oltre a numerosissime storie brevi,
ha sceneggiato con il disegnatore Raoul due opere di ampio
respiro: Fenêtres sur l'Occident e Berlin 1931, quest’ultimo
pubblicato inizialmente a puntate su El Pais, edite anche
in Francia per i tipi di Fremok. Con Federico Barrio come
disegnatore, ha realizzato l’opera in più volumi
Les Mémoires d'Amoros, ambientato negli anni precedenti
alla Guerra Civile spagnola. Il suo intenso interesse per
la memoria e la sua trascrizione, l’hanno portato
a confrontarsi spesso con storie che si intrecciano con
la Storia, senza mai cedere alla facile tentazione della
narrazione storica asettica o del fumetto storico propriamente
detto. Tale cifra è visibile anche in L’expiation¸
disegnato da Ricard Castells, che traccia in modo epico
l’avventura di Lope de Aguirre, conquistatore miticamente
entrato in conflitto con il potere reale. L’evocazione
di questa rivolta leggendaria, permette al disegnatore di
portarsi al limite dell’indicibile, attraverso un
segno che sottolinea formalmente le contraddizione del protagonista.
Questa storia pubblicata anche in francese, costituisce
la terza parte di una trilogia sul personaggio Aguirre:
la prima è stata disegnata da Enrique Breccia, in
uno stile più classico, la seconda più espressionista
da Federico del Barrio e la terza più astratta da
Castells.
Cava ha mosso i primi passi nel collettivo artistico –
politico El Cubri, nato negli anni ’70 e operante
fino alla fine degli anni ’80, che ironicamente storpiava
popolarmente il nome del celebre regista Stanley Kubrick:
il loro primo lavoro apparve nel 1975 sotto il franchismo
El que parte y reparte se queda con la mejor parte e costituisce
il primo esempio di fumetto politico spagnolo. Si tratta
di un lavoro sostanzialmente disperso e che solo parzialmente
è stato recuperato grazie alla ristampa di alcune
storie da parte delle Edicions de Ponent nel 2004 (la rivista
italiana Orme ha pubblicato una storia nel gennaio 2005).
Si trattava di storie che comparivano prevalentemente su
riviste di sociologia, architettura, psicologia, e che quindi
sono state in parte misconosciute dagli addetti al settore.
Il suo lavoro artistico si è sempre interrogato sul
senso della trasmissione, sull’amnesia e su quello
che Semprùn chiama la desmemoria, e sulle forme che
essa può acquisire, permettendogli di lavorare con
disegnatori molto diversi per sensibilità e segno
grafico. Questo profondo senso di perdita lo ha portato
ad interrogarsi spesso con la generazione che lui stesso
ha definito “dei nostri padri, che hanno perso la
guerra. L’influsso dell’operato di Cava, come
sceneggiatore e animatore di riviste e gruppi artistiche,
può essere riassunto dal fatto che il primo numero
della rivista brasiliana Dum Dum, nata non a caso a Porto
Alegre, e che costituisce il motore della rinascita del
fumetto brasiliano è stato dedicato all’esperienza
di Madriz, individuata come esempio di riferimento.
Il suo ultimo lavoro, 11- M Once Miradas, è un libro
disegnato da 11 disegnatori e sceneggiato da Cava, che come
denuncia il titolo, si confronta con il tragico attacco
terroristico dell’11 marzo 2004.
(Elettra Stamboulis)
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