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Da King a Barack Obama
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Alias
Supplemento settimanale de «Il Manifesto»
Sabato 19 Luglio 2008
Di Linda Chiaramonte

INTERVISTA – HO CHE ANDERSON
DA KING A BARACK OBAMA

Sono trascorsi 40 anni dal 4 Aprile 1968, giorno in cui Martin Luther King fu assassinato sul balcone del Lorraine Motel di Memphis, Tennesee. A raccontarci la sua vita pubblica, ma soprattutto privata è la biografia a fumetti scritta dal canadese Ho Che Anderson che lo presenta sotto una luce nuova e originale. Il ritratto del leader afroamericano della lotta non violenta per i diritti civili e contro la segregazione razziale dei neri d’America uscito in Usa in tre volumi nell’arco di 10 anni è stato un best seller della Fantagraphics di Seattle per parecchi anni e definito la graphic novel più importante dopo Maus. Martin Luther King è stato pubblicato alcuni mesi fa in Italia in un unico volume edito da Becco Giallo. L’autore si accosta a King restituendogli umanità, attraverso le contraddizioni, i compromessi, le debolezze che hanno caratterizzato l’uomo King. Un’opera che si muove lungo i confini del saggio politico, della biografia e del romanzo. Una descrizione a 360 gradi, non solo del paladino dei diritti civili, protagonista di marce, manifestazioni, discorsi e al quale fu conferito il Nobel per la Pace nel ’64 a soli 35 anni. Tutto questo, ma soprattutto uno sguardo sul politico, l’attivista e il pastore protestante dietro le quinte, nella vita di tutti i giorni.
La tecnica narrativa lascia spazio a molti testimoni e voci fuori dal coro che esprimono opinioni contrastanti e aprono finestre al dissenso. Della sua vita si raccontano i rapporti amicali e con le organizzazioni nere, con la Chiesa e la moglie. Ho Che Anderson, nato nella London canadese non lontano da Detroit nel ’69, inizia la sua carriera con la Fantagraphics di Seattle negli anni ’90 quando pubblica la serie I Want To Be Your Dog, per l’etichetta Eros Comix. Nel ’93 esce la prima parte della biografia di King. Ho Che Anderson qualche tempo fa è stato ospite della Galleria Mirada di Ravenna che ha esposto per prima in Italia le sue tavole originali.

Com’è nata l’idea di una biografia di MLK? 
È stata un’idea dell’editore, non mia. Il mio stile è molto diverso dal fumetto politico, ho fatto fumetti pornografici, sempre per lo stesso editore, ma essendo uno dei pochi cartoonist di colore nel nord America, purtroppo, e vista l’intenzione dell’editore di dedicarsi ad una collana di libri storici iniziando la serie proprio con la biografia di King, secondo lui ero perfetto per questo lavoro, la persona giusta per farlo.

Cosa c’è di nuovo in questa biografia a fumetti?
Il fumetto è basato sulle ricerche approfondite che ho fatto, tutto quello che ho scritto è già noto, di dominio pubblico. Avrei preferito iniziare il libro qualche tempo dopo, quando ho scoperto e letto una biografia che tratta del suo assassinio, in cui si racconta come la stessa famiglia di King non creda che a ucciderlo sia stato James Earl Ray, ma che sia stato solo il capro espiatorio di una cospirazione. Se avessi iniziato a scrivere il fumetto qualche tempo dopo sicuramente sarei entrato di più sulla questione. Non c’è niente di veramente nuovo nel lavoro che ho fatto su di lui, l’unica cosa forse è il mio approccio, che tende a demistificare la figura di King e mostrare l’uomo King nella sua complessità, sotto diverse angolature, non solo quella più mitica, che ha fatto di lui un’icona. Ho messo in primo piano il suo privato, la vita di tutti i giorni. Ho rivolto su un uomo mito uno sguardo dissacrante. Ho mostrato le sue debolezze, l’infedeltà.
Nutro un grande rispetto per King, ma anche una certa distanza, non aderisco completamente a lui. Ciò che mi ha colpito di più, l’aspetto forse meno conosciuto, è il suo ego smisurato. Sulla base di ciò che ho letto, era cosciente che assumendo questo ruolo e questa responsabilità su di sé sarebbe stato al centro dell’attenzione. Credo che King oltre a voler cambiare le cose fosse anche motivato dalla volontà di entrare nella storia. La sua figura era vista come un messia e non escludo che avesse la brama di guadagnarsi un posto al centro dell’attenzione. King diceva di sé di dare molto alla gente senza ottenere niente in cambio, riferendosi a tutti i discorsi e gli incontri a cui partecipava. Era un donnaiolo, frequentava molte donne durante le campagne lontano da casa. Spiegava il suo bisogno di compagnia femminile con l’esigenza di trovare conforto mentre era lontano dalla moglie, moglie che era a conoscenza, ma che da brava moglie devota degli anni ’60 preferì ignorare questo suo aspetto.

C’è qualcuno oggi che ha raccolto la sua eredità?
Il reverendo Al Sharpton, noto attivista dei diritti civili, si batte contro razzismo e discriminazioni, ma non penso oggi ci sia nessuno della levatura di MLK. Colin Powell ha significato molto per i neri, non tanto per il suo impegno nella difesa dei diritti civili, ma piuttosto per aver dimostrato fin dove si può arrivare con l’impegno. Ci sono ancora molte discriminazioni contro di noi e questo è un fatto.

Qual è oggi la condizione della comunità afroamericana?
Se la si paragona a quella dei tempi di MLK, è significativamente migliorata, ma ci sono molte persone che si illudono che il razzismo e le discriminazioni facciano parte del passato, e questo non è assolutamente vero. Certo non sono più obbligato a sedermi in fondo all’autobus, ma trovare un lavoro oggi è ancora una sfida. È un clichè, ma lo è perché è vero. Ciò che vale per le donne, ovvero dimostrare il doppio degli uomini per riuscire, vale per i neri negli Usa e in Canada. Personalmente trovo che sia così, le cose sono molto migliorate, ma non vanno ancora bene.

Hai detto di voler raccontare storie di gente nera, è così?
Sì, ma non esclusivamente. È stato così soprattutto all’inizio. Ero così scoraggiato dal fatto di non trovare storie che mi rappresentassero che ho deciso di scrivere soggetti in cui potessi immedesimarmi, ma diventando più maturo, le mie esperienze e i miei interessi si sono allargati e ora non voglio fare solo questo.  Sono in una fase di grande flessibilità, vorrei esplorare tutto ciò che mi incuriosisce senza essere necessariamente afrocentrico. Inoltre se mi occupassi solo di storie di neri non avrei abbastanza lettori, cosa alquanto triste.

Cosa pensi che possa fare la politica per i diritti civili?
Credo che queste battaglie non vengano mai fatte dai politici, ma dalla base. I politici sono interessati a mantenere lo status quo. Se davvero si vogliono cambiare le cose occorre che ci siano degli «agitatori», persone che vengono da fuori rispetto al sistema. Il sistema cerca di mantenere il potere, solo se si crea un movimento di persone che fa molto rumore il sistema deve fare i conti con loro. Queste vittorie si ottengono dal basso.

Cosa pensi del successo di Barack Obama e perché secondo te ha affascinato tanto sia l’elettorato bianco che quello nero?
Come molti, non vedo l’arrivo di Obama e il suo attuale successo come una sorpresa. L’ultima volta c’era stato qualcosa di simile con il candidato nero Jesse Jackson alle primarie del Partito Democratico nell’84, anche se non raggiunse neanche un decimo dell’attuale successo di Obama.
Non è una sorpresa che Obama si rivolga agli elettori neri che hanno desiderato per tutta la vita questo momento, ma è una sorpresa che sia stato così ben accettato dall’elettorato bianco. Non c’è dubbio che questo abbia a vedere col fatto che sia un nero molto chiaro a confronto di neri molto scuri di pelle, cosa che ha permesso ai bianchi di non sentirs minacciati da lui. Inoltre ha dalla sua parte giovinezza e carisma e poi arriva dopo otto anni di Bush. Gli americani sono così desiderosi di cambiare dai Repubblicani e scrollarsi di dosso l’etichetta di «prepotenti», così come tutto il mondo li vede, che Obama in tutto questo appare come un liberatore. Detto questo, dubito seriamente che Obama otterrà la presidenza. Non credo che gli Usa siano ancora pronti per un presidente nero, come non credo lo siano per una presidente donna, ma almeno Hillary ha il vantaggio di avere la pelle bianca. Temo che a novembre nella sala Ovale vedremo un vecchio uomo bianco chiamato John McCain. La gente sta accusando Obama di non avere abbastanza esperienza, ma altri presidenti sono stati eletti senza aver trascorso le loro vite in ufficio.
George w. Bush era un uomo d’affari fallito, diventato governatore prima che presidente, rubò le prime elezioni e manipolò la sua rielezione (a meno che non si accetti la teoria che rubò anche la seconda tornata elettorale). Tutta l’esperienza di Hillary si basa sul fatto d’aver trascorso otto anni dietro al marito durante il suo mandato, ma ci sono stati molti presidenti che non hanno fatto questa esperienza e che hanno avuto successo ugualmente. Vorrei dare ad Obama il beneficio del dubbio. Forse sorprenderà i suoi detrattori e si calerà bene nel ruolo. Non potrà fare peggio dell’attuale presidente.

Obama ha citato spesso MLK nei suoi discorsi e a lui è stato spesso paragonato. Che pensi di questo, c’è qualcosa di vero?
Entrambi hanno molto carisma ed entrambi sono/erano afroamericani, oltre a ciò non so quanto il paragone possa reggere. King ha vissuto in un tempo e un clima socio-politico molto diversi rispetto ad Obama. Per questo è difficile giudicare le imprese di uno rispetto all’altro, specie tenendo conto della recente carriera di Obama.
Se Obama diventerà presidente ovviamente entrambi entreranno nella storia come due figure cardine, tuttavia è molto difficile immaginare Obama arrivare fino a quel punto senza persone come King che per primo ha posto le basi.

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