E' una pittura che dichiara apertamente le proprie radici, la
propria storia quella del ravennate Francesco Izzo. Qui in mostra
le ultimissime opere, due cicli del 2001, Natura e Primavera,
nei quali si addensa l'ultimo capitolo di un racconto iniziato
una decina d'anni fa con uno sguardo perso nel corpo di una pittura
materica, densa e ad un tempo rarefatta in sospensioni improvvise.
Filo d'Arianna per un percorso che, pur non essendo monotono,
riflette un'estrema coerenza espressiva, sono la natura e quella
particolare declinazione tutta padana dell'informale che è
stata l'Ultimo naturalismo arcangeliano. Ma in Izzo questa dichiarazione
di poetica così sincera non si traduce nel ritorno al confortante
alveo di una tradizione supposta, già digerita, e quindi
priva di rischi, ma nel partenza per una viaggio nel tessuto fisico
e sensibile del mondo, pieno di azzardi, di decifrazioni, di ipotesi
possibili. Restano la pittura, quella sì tradizionale,
il gesto, ora vigoroso e fluido, ora svaporato e lieve, la materia
pittorica, l'agglutinarsi di terre, l'emergere dei verdi preziosi
ed intensi, carichi di vita umorosa, di luce e fragranza di pioggia.
In questo Izzo si tiene lontano dagli accordi struggenti, dalle
urla rabbiose; le sue opere si inseriscono nel solco di una storia
che appare intimamente lontana; non più assoli tragici,
drammi. Ora quegli stessi teatri acquistano una vita che non nasconde
se stessa, che non si occulta segretamente, ma libera il suo splendore
più vero. Si mette in gioco nella sua autenticità,
nella sua bellezza. Ogni quadro segna questo svelamento, questo
stupore luminoso. Per Francesco si tratta quindi di segnare i
momenti di una sorta di risveglio continuo della natura attraverso
la pittura. Risveglio dei sensi, sincretico e quasi infantile
che segue la libertà di indagine e di invenzione di un
incantarsi di corpo e di mente, tattile ed insieme cerebrale,
senza contraddizioni.
